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Lo Stato etico di Sirchia
Inserito il 03 febbraio 2005 alle 21:18:00 da admin. Stampa Articolo | Stampa Articolo in pdf
virtuosi per forza
Il ministro della Salute Girolamo Sirchia intervenendo alla trasmissione 'Il Diario' di canale 5:
''Stiamo meditando sul come limitare la pubblicita' di alcolici ai minori, ma abbiamo il grande problema che la vendita di alcol in Italia e' consentita e quindi dovremo trovare la maniera di vietarla''. Sirchia ha quindi sottolineato che il consumo di alcolici nel nostro Paese e' ''in costante diminuzione nella popolazione adulta, ma e' in aumento nella popolazione al di sotto dei 16 anni, e quella dei giovanissimi - ha precisato - e' anche la fascia di soggetti che piu' risentono dei danni dell'alcol''. Il problema, ha quindi rilevato Sirchia, e' che ''i giovanissimi sono preda dei messaggi della pubblicita': Si identifica il divertimento e lo stare insieme con il bere e alla fine si beve perche' non si riesce piu' a godere dello stare insieme senza consumare una bottiglia di alcolici''. (ANSA).
Queste iniziative apparentemente notevoli sollevano rilevanti questioni etiche sul piano del ruolo dello stato e dei valori di libertà individuale. Ben si comprende che il confine tra proibire la pubblicità per l'alcol e quella pro sughi o altri piaceri della vita è davvero molto labile. Se si può accettare che uno stato reprima l'abuso di sostanze in situazioni in cui esse diventino pericolose per terzi è davvero molto pericoloso limitare il ricorso a comportamenti che non rappresentano un rischio per la comunità, ma per il singolo. L'uso obbligatorio del casco e delle cinture è su questa linea. A meno che non si ritenga giusto proibire comportamenti forieri di danno economico per lo stato che deve comunque sostenere i costi per curare quelle condizioni morbose che possono derivare da questi comportamenti. Ma il rischio in realtà è molto più grave. Inevitabilmente, sottacendo o dichiarandolo tra le righe, lo stato conferisce una patente di virtù a certi cittadini e addita alla pubblica disapprovazione altri che praticano comportamenti giudicati pericolosi per la salute o per altro valore sociale come ad esempio il lavoro. Le discriminazioni che possono far seguito a questi giudizi impliciti delle istituzioni su alcuni cittadini sono sempre dietro l'angolo come purtroppo la storia ci insegna. C'è sempre qualcuno che pensa di sapere cosa sia bene e cosa sia male per tutti e come va a finire di solito lo dovremmo avere ben imparato.

Luca Puccetti

Commento di Renato Rossi

E' sempre un discorso difficile e spinoso perchè si contrappongono due esigenze etiche (se vogliamo chiamarle così): da una parte la libertà del singolo (lasciando perdere per un attimo i minori) di adottare anche comportamenti pericolosi o che potrebbero diventar tali (bere, fumare, non allacciare le cinture ma anche abbuffarsi o ricorrere all'uso di droghe) e dall'altra l'esigenza della collettività di salvaguardare se stessa (guida in stato di ubriachezza, comportamenti delittuosi per procacciarsi la droga, limitare i danni del fumo e della superalimentazione ecc). Non credo che esista una soluzione: teoricamente la libertà di un individuo dovrebbe avere come limite quello di non ledere la libertà di un altro individuo e di non provocargli dei danni.
Ritengo che sia sostanzialmente giusto che uno Stato prenda delle decisioni come vietare il fumo in luoghi pubblici o disciplinare la pubblicità degli alcolici. Sicuramente vanno tutelati i più deboli come i minorenni, anche se vi è da discutere se tali misure siano poi in grado di cambiare modelli comportamentali che probabilmente solo in parte risentono della pubblicità e che in larga parte prendono origine da modi di vivere e di pensare radicati nella società.
D'altra parte credo anche che un individuo maggiorenne, in piena coscienza, abbia tutto il diritto di fumare o di bere un bicchiere di grappa purchè il suo comportamento non sia di nocumento agli altri. a meno che non si ritenga di dover proibire ogni comportamento a rischio, anche solo individuale, nel qual caso si dovrebbe intervenire sul paracadutismo, su chi pratica la boxe o il free climbing o quaunt'altro.
Il dibattito tra proibizionisti e antiproibizionisti sulle droghe non penso avrà una composizione perchè le due esigenze (libertà dell'individuo e tutela della collettività) sono per molti versi tra loro in contrasto.
Il discorso, in questo genere di problematiche, tende sempre a radicalizzarsi da una parte e dall'altra mentre la giusta via (o forse, meglio, la meno sbagliata) dovrebbe essere nel mezzo e nel buon senso.
Il pericolo di uno stato leviatano che impone modelli di comportamento standardizzati ritenuti giusti e addita al pubblico disprezzo chi devia, come segnalato da Luca, esiste.
Non si può comunque non notare che vi è una specie di ipocrita schizofrenia perchè da un lato le istitizioni demonizzano per esempio il fumo e l'alcol ma dall'altro è lo stesso Stato che guadagna dalla vendita delle sigarette e dei liquori. Non sarebbe anche questo un modo di agire meritevole di essere pubblicamente stigmatizzato?

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