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Siamo un popolo di ipocondriaci?
Inserito il 30 ottobre 2000 da admin. - scienze_varie - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  



Le statistiche dicono che gli italiani siano tra le popolazioni piu' longeve del mondo. Potra' essere dovuto al clima particolarmente mite, all' alimentazione "mediterranea", all' accresciuta igiene ambiantale…. Ma forse una piccola parte di questa eccellente condizione fisica e' dovuta anche all' assistenza medica, generalizzata e di buon livello medio.
In effetti gli italiani si mostrano, tra tutte le popolazioni, quella forse piu' "attenta" ai problemi sanitari. Troppo attenta, anzi, al punto da sfiorare sovente l' ipocondria.
I medici conoscono bene questo fenomeno: i "frequent attenders" sono numerosissimi e implacabili nel loro continuo controllo delle minime alterazioni cenestesiche; e ormai, lo sappiamo, quando ci si rilassa non si parla piu' del tempo, ma della salute. I vicini di casa, i commercianti, i pensionati in fila alla Posta, i vicini d' ombrellone, alla fatidica domanda "Come va?" non si limitano all' espressione "Bene, grazie", ormai relagata tra i ricordi d' anteguerra, ma si diffondono in sintomi, sindromi, disturbi vari, pareri e consigli terapeutici e diagnostici assolutamente non necessari e sovente non richiesti.
Ma un fenomeno cosi' capillarmente diffuso dovra' avere una causa, un punto d' origine. E' possibile in effetti individuarne piu' di uno.

La Televisione, la Grande Mamma degli italiani, dedica numerose trasmissioni alla salute. Queste trasmissioni hanno evoluto la loro essenza e si sono trasformate da "documentari informativi" a "interventi interattivi" in cui il pubblico dialoga alla pari con i tecnici, pretende soluzioni, magari li "bacchetta" per supposte inefficienze e incapacita'. In altre parole si annulla progressivamente, in nome di un malinteso ugualitarismo, la differenza tra il "tecnico", l' "esperto" e l' utente, che si sente legittimato a insegnare lui, all' esperto, cio' che deve fare. Il successo di queste trasmissioni ne ha aumentato il numero e la diffusione, spostandole negli orari di maggior ascolto e nei network piu' diffusi. Non e' infrequente, facendo un po' di zapping, passare dal dermatologo all' oncologo e poi magari al chirurgo plastico, tutto in contemporanea.
Sono aumentate a dismisura le riviste del settore, le quali occupano ormai scaffali interi in edicola e in libreria; i maggiori quotidiani pubblicano inserti-salute, qualsiasi pubblicazione, anche il bollettino dei programmi TV, "deve" inserire una rubrichetta di consigli del medico.
L' incremento di questi fenomeni puo' essere una conseguenza dell' interesse degli italiani, ma alimentandolo e assecondandolo in modo cosi' massiccio ne diviene concausa "distorsiva" e patologica.
Vediamo perche':
Lo spettatore televisivo (o il lettore della rivista) viene influenzato in modo acritico ( a causa delle carenze culturali di base) dalle affremazioni degli "esperti" i quali, per lo piu' manifestano il loro parere con una enfasi ed un' ostentazione di certezza che contribuiscono ad imprimere nel profano la convinzione che certe cose siano ormai acquisite e da dare per scontate. Il lettore immagazzina cosi', inconsciamente, una serie di nozioni confuse e slegate, che suscitano una focalizzazione dell' attenzione verso propri malesseri o sensazioni che possano richiamare quanto letto o visto in TV. Non e' un caso che, dopo ogni trasmissione "sanitaria" di successo si verifiche un' ondata di pseudopatologie e di falsi malati.
La maggiore attenzione focalizzata verso questi problemi ne provoca la diffusione attraverso una sorta di "campagna pubblicitaria attiva" (" Ieri dicevano che… e allora…") che finisce per coinvolgere anche coloro che se ne erano tenuti, inizialmente, in disparte. Ecco che allora ci si scambia confidenze sulla bravura del proprio medico, sull' efficiacia di quel farmaco rispetto all' altro, con atteggiamento sempre piu' critico ("Ma perche' il medico non mi ha mai dato il farmaco X che lo sanno tutti che guarisce il disturbo Y?").
Ma oltre alle motivazioni "psicologiche" non sono da trascurare altri fattori, piu' eminentemente pratici: nella nostra cultura, ad esempio, e' importante (anche dal punto di vista economico!) avere una malattia "riconosciuta". Questa comporta vantaggi economici (esenzioni, facilitazioni, graduatorie speciali per un posto di lavoro) e vantaggi "morali" in quanto si entra a far parte di una minoranza "protetta". Ci si puo' appoggiare ad Associazioni, gruppi, partiti politici che, in nome della "solidarieta' verso il malato" consentiranno forme di assistenza e contribuzioni.
E' percio' importantissimo per il cittadino "affermare burocraticamente" le proprie mediocri condizioni di salute, ignorando il controsenso di vivere in uno dei paesi piu' "sani" del mondo.
Guai ai sani, in Italia! Essi non possono sperare in alcun sostegno ne' in alcuna agevolazione: guarderanno gli altri prolungare le ferie con le cure termali, assentarsi dal lavoro per disturbi banalissimi ai quali non si dovrebbe dare alcun peso, avere sconti sui mezzi pubblici, sui cinematografi eccetera, con la consapevolezza di essere loro a dover sostenere economicamente tutti gli altri. Chi vuol essere riconosciuto "sano", a questi patti? A questo punto qualche piccola "malattia" non si puo' negare a nessuno….

Tutto cio' comporta un giro di interessi da capogiro: ne usufruiscono economicamente la case farmaceutiche, gli operatori della sanita' (a che servirebbero tanti medici se non ci fossero tanti malati?), gli operatori che possano vantare in qualche modo un aggancio a problemi di salute: stazioni termali, acque "minerali", integratori alimentari…
Anche i mass-media trovano comodo cavalcare imperterriti in nome dell' audience e delle copie vendute questa disinformazione travestita da informazione alimentando e amplificando il problema salute e creando una vera dipendenza psicologica dal concetto di malattia.
Stiamo percio' diventando una popolazione di assistiti: nella scuola, nella famiglia, nella vita, per avere benefici e' necessario evidenziare un tipo di inadeguatezza (se non proprio di "malattia") in qualche settore. Interviene allora il grande Stato-Madre che ci assistera' e ci risarcira' del nostro peculiare "svantaggio".
Da tutto cio' (un misto di motivi psicologici, utilitaristici, educazionali) ci stiamo trasformando in un popolo di ipocondriaci, assurdamente concentrati al raggiungimento della "salute perfetta" , incapaci di accettare i disturbi-non-malattia, gli acciacchi fisiologici dell' eta', la morte stessa, vista sempre piu' (inconsciamente) come un' "optional", qualcosa di eternamente evitabile, conseguente solo a qualche errore sanitario.
Ne consegue un aumento ingiustificato della richiesta di prestazioni sanitarie (l' aumento dei frequent attenders) ed assistenziali (l' aumento degli pseudo-invalidi) anche per problemi di mediocre importanza o comunque risolvibili o sopportabili, con le conseguenze economiche che sono sotto gli occhi di tutti e che tanto condizionano lo sviluppo economico italiano.
Daniele Zamperini- Roberta Floreani - (8/00) - Contributo originale


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