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Verdi: omeopatia va insegnata all'Università
Inserito il 01 febbraio 2006 da admin. - professione - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

I Verdi chiedono che nel programma del centro sinistra sia inserito un decreto che introduca l'insegnamento universitario dell'omeopatia.

I Verdi chiedono che nel programma del centro-sinistra sia inserito un decreto sulle medicine non convenzionali da adottare addirittura nei primi 100 giorni. Secondo i Verdi sarebbe necessaria una legge quadro sulle medicine non convenzionali per consentire all'Italia di recuperare il tempo perduto mettendo fine al ''Far west'' che esisterebbe, a dire dei Verdi, in questo settore e che renderebbe l'Italia fanalino di coda in Europa. Nell'ambito del convegno tenutosi a Roma, sull'omeopatia in Italia e in Europa, Luana Zanella, deputato dei Verdi alla Commissione Affari sociali della Camera, ha sottolineato che l'omeopatia nel Vecchio Continente sarebbe una realtà ampiamente accettata che piacerebbe anche in Italia, essendo, secondo la Zanella addirittura 9 milioni gli italiani che farebbero ricorso a queste cure. Per Paolo Galletti, responsabile Medicine non convenzionali della Federazione dei Verdi, c'è la necessità di una legge quadro che dovrebbe andare a colmare le lacune esistenti sul fronte della formazione dei medici e dell'insegnamento universitario e prevedere una serie di commissioni tecniche che promuovano la ricerca in questo settore. Il rimborso dei farmaci omeopatici, sarebbe in un primo momento secondario benché, l'omeopatia, farebbe, secondo Galletti, risparmiare il sistema sanitario. Elio Rossi, dell'ambulatorio di omeopatia dell'Azienda Usl 2 di Lucca ha guidato uno studio, finanziato dalla Regione Toscana, che avrebbe dimostrato che l'omeopatia consentirebbe risparmi medi del 50% nell'uso di farmaci tradizionali per la cura di pazienti affetti da patologie del tratto respiratorio, tra cui asma, allergie e patologie otorinolaringoiatre. Per Rossi, al fine di legittimare l'omeopatia, sarebbe necessario investire sulla ricerca che dovrebbe indirizzarsi verso tre direzioni:
-studi osservazionali per monitorare gli effetti di queste cure;
-analisi per valutarne costi e benefici;
-trials clinici randomizzati''.
Tale necessità è stata sottolineata anche da Andrea Valeri, responsabile del dipartimento di ricerca clinica della Società italiana di medicina omeopatica e componente della commissione nazionale Medicine non convenzionali della Fnomceo. L'Ordine dei medici ha riconosciuto nel 2002 l'omeopatia e le medicine non convenzionali, ma, per Valeri, ci sarebbe bisogno di maggiore legittimità, e questa potrebbe derivare esclusivamente da ricerche 'ad hoc'. Molte di quelle realizzate avrebbero già dimostrato l'efficacia dell'omeopatia nella cura di diverse patologie, ma troppi studi continuerebbero a restare nell'ombra.

Fonte: Ile/Adnkronos Salute

Commento di Luca Puccetti

A nulla sono valsi i richiami provenienti dai più prestigiosi giornali medici internazionali e dalle più svariate Istituzioni circa l'assoluta mancanza di prove convincenti sull'efficacia dell'omeopatia. C'è chi vorrebbe, imperterrito, costringerci a sprecare soldi, tempo e risorse umane addirittura per legittimare una pratica assolutamente indimostrata. Secondo costoro la collettività dovrebbe addirittura farsi carico di pagare per validare una pratica la cui plausubilità biologica è pari a zero. Nella pratica omeopatica si usano le cosiddette diluizioni centesimali. Un grammo di sostanza sciolto in 100 ml di acqua rappresenta la prima diluizione centesimale ovvero 1CH; un centesimo di grammo sempre in 100 ml costituisce la 2CH e così via.
E' possibile dimostrare con un semplice calcolo che già alla trentesima diluizione centesimale la concentrazione del farmaco è pari a quella che si otterrebbe sciogliendone 1 grammo in un volume di liquido pari a circa 714 milioni di miliardi di volte il volume del Sole (1).
I fautori di una tale temeraria proposta addirittura pretendono che sia inserito nel programma dei primi cento giorni del futuro governo. Quali sarebbero le motivazioni? Si fa riferimento a cifre mirabolanti circa i potenziali utenti , ma una tale argomentazione ha la stessa valenza di quella che pretenderebbe di abolire il divieto di eccesso di velocità poichè in un anno chi lo supera in Italia sono certamente ben più di 9 milioni! Si fa riferimento a ricerche che avrebbero dimostrato non solo l'efficacia, ma anche il cost-effectiveness della pratica. E' appena il caso di riocordare che gli studi farmacoeconomici si basano su presupposti clinici validati mediante studi clinici controllati. Gli studi controllati sull'omeopatia con risultati positivi sono meno frequenti dei capelli di Lothar, fedele servitore di Mandrake, di conseguenza non si comprende quali siano le basi per effettuare ricerche farmacoeconomiche di una qualche validità scientifica. Si dimentica di ricordare che i presidi cosiddetti omeopatici non sono sperimentati nell'uomo, ma forse è giusto così, giacchè sperimentare l'effetto dell'acqua dinamizzata forse sarebbe davvero troppo. Ma la proposta più innovativa è l'insegnamento di tali pratiche addirittura all'Università, in epoca di realtà virtuale non c'è poi tanto da scandalizzarsi circa la proposta di un "insegnamento accademico" di una materia "virtuale" , ovviamente con i soldi di tutti i contribuenti.

1) M. Rondanini, Cicap

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Commenti
2 Commenti - 4,5/5 - Voti : 2
Commenti Inserito il 02 febbraio 2006 alle 08:52:30 da andreaM.  4/5
 
La differenza con i 9 milioni che superano i limiti di velocità è che in 150 anni di attività non si può imputare un caso di danni a carico dell'aver adottato una cura omeopatica e si possono contare sulle dita di una sola mano quelli in cui la mancanza di cura ha causato dei danni.
Per cui bisognerebbe almeno dare atto ai medici che hanno deciso queste cure di una cautela maggiore della media, visto che sulle patologie provocate dai farmaci e/o dai medici c'è una casistica molto più nutrita.
Sulle modalità di preparazione di una medicina omeopatica l'imprecisione è tale che se avesse parlato dell'aspirina avrebbe detto che si ottiene macinando la corteccia del salice e riducendola in compresse. Un preparazione simile non avrebbe efficacia.
Commenti Inserito il 02 febbraio 2006 alle 16:39:38 da admin.  5/5
 
Purtroppo i danni si possono avere non solo per atti commissivi, ma anche omissivi. Se ad una paziente con SLE sistemico, bella giovane, qualcuno dice di sospendere il cortisone e gli immunosoppressori e "curarsi" con omeopatia, la fanciulla lo vede come un Angelo, peccato che debba amaramente ricredersi quando, in preda ad una gravissima anemia emolitica autoimmune, versamento pleurico, pericardico, insufficienza renale, etc, aspetta trepidante di sapere se vivrà o dovrà morire , se e la trasfuzione "o la va o la spacca" con Hb 4,5 e Coombs diretto positivo potrà salvarle la vita. Ogni trattamento attivo ha indicazioni, controindicazioni ed effetti collaterali e vine intrapreso, o meglio dovrebbe esserlo, in base ad una valutazione costi/benefici nel singolo caso. Ogni scelta di non trattare o di trattare con altre terapie non validate è appunto una scelta, basta che la persona sia informata dei rischi che corre sia sottoponendosi ad un trattamento attivo validato dalla EBM o comunque da una solida pratica clinica che non sottoponendovisi. I sistemi sanitari pubblici hanno scarsissime risorse che devono essere impiegate per interventi di comprovata efficacia in base a prove scientifiche rispondenti ai requisiti vigenti per potersi definire tali. La ricerca del benessere non è pratica inutile, ma non ci sono le risorse. Può darsi che l'empatia e la cura che caratterizzano il rapporto tra medico omeopata e paziente siano davvero l'arma vincente di questa pratica. Pertanto più che l'omeopatia si dovrebbe insegnare il rapporto medico paziente ed il tempo di cura dovrebbe essere riconosciuto e retribuito a tutti gli effetti come un qualsiasi altro presidio e valutato in base ai risultati e non ai mezzi impiegati.
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