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I GIORNI CHE SARANNO ANCORA MIEI
Inserito il 30 giugno 1998 da admin. - oncologia - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

(Jane Poulson, MD)

La dott.ssa Jane Poulson lavora al servizio di cure palliative presso l'Ontario Cancer Institute dell'ospedale Princess Margaret di Toronto.
"Io credo di aver sperimentato l'intero spettro delle emozioni umane durante il periodo in cui sono stata trattata per un aggressivo tumore al seno che è comparso apparentemente dal nulla. E' un'esperienza straordinaria e terrificante attraversare il confine tra una comprensione filosofica del fatto che nessuno vive in eterno e la percezione di avere una malattia pericolosa per la vita.
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C'era rabbia. Sebbene io avessi perfino ecceduto nel seguire le linee guida raccomandate per lo screening, questo tumore era piovuto dal cielo. Avevo fatto regolari controlli radiologici e visite nei precedenti 10 anni. Era andato tutto bene, anche una visita di routine 5 mesi prima, allorquando, malgrado la mia diligenza, un pericoloso carcinoma era apparso e aveva drammaticamente bloccato tutte le mie normali attività.
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C'era paura. Come internista mi ero occupata di molti pazienti con cancro. Io ero affascinata dalla malattia stessa e realmente amavo i miei pazienti. Tuttavia non riuscivo a immaginare di poter affrontare io stessa un cancro.
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C'era shock e rifiuto. Ho girovagato per settimane sentendomi certa che tutto ciò stava accadendo a qualcun altro o non stava accadendo affatto… La vita divenne irreale, come un incubo. Io continuavo col mio lavoro, ma tutte le conversazioni, sia professionali che sociali, mi lasciavano la sensazione che uno spesso strato di plexiglass dividesse me dal resto del mondo.
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Non ero sorpresa di provare paura, rabbia e apprensione il giorno che visitai la clinica oncologica. Ciò che mi sorprese fu il mio entusiasmo per essere lì… E' possibile avere emozioni positive stando in una clinica oncologica ? Io ero sempre confortata quando udivo le voci familiari delle infermiere che preferivo o il mio dottore. In qualche modo mi sentivo sicura.
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Quando guardo indietro alla mia chemioterapia capisco che, per quanto penosa essa fosse, mi faceva sentire come se fossi coinvolta in una guerra. Sentivo di far parte di una squadra che era decisa a uccidere il mio cancro. Era rassicurante essere circondata da professionisti esperti ben informati che controllavano la somministrazione di farmaci incredibilmente tossici. Sebbene turbata dall'alopecia totale, compresa la perdita delle mia ciglia, ero perversamente consolata dal pensiero che, se anche le cellule che producono le ciglia e i peli erano colpite dalla chemio, sicuramente il cancro non avrebbe potuto sopravvivere. Appena il mio midollo osseo illanguidì iniziammo col fattore di crescita midollare. La severa anemia fu fronteggiata con trasfusioni di emazie, la piastrinopenia con piastrine. Sembrava che avessimo un arsenale illimitato di armi per combattere le cellule cancerose. Ero in lotta per la mia vita, con tutta l'artiglieria che avvampava.
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Il piano originario era di fare prima la chemio, poi operare. Alla chirurgia avrebbe dovuto far seguito altra chemioterapia. Ma l'esame istologico dopo l'intervento fu così scoraggiante che si ritenne di dover passare direttamente alla radioterapia. Invece di essere contenta di evitare altra chemio, io supplicai per avere ancora i temuti veleni. Quando mi fu detto con fermezza ma gentilmente che la chemioterapia non era efficace contro il tumore, tutto il mio corpo reagì: divenni calda e fredda, mi venne la pelle d'oca e avevo le ginocchia deboli.
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Alla fine iniziammo la radioterapia: 30 trattamenti somministrati giornalmente, per 5 giorni a settimana. Ero più terrorizzata dalle radiazioni di quanto lo fossi stata per la chemioterapia.
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Ho appena finito la mia trentesima e ultima radioterapia. Per 8 mesi sono stata, in successione, avvelenata, nauseata, anoressica, anemica, neutropenica, piatrinopenica, febbrile, infetta, costipata e affaticata… Non ho appuntamenti con medici per 3 mesi, ossia novanta giorni. Sicuramente questo è il giorno che stavo aspettando… All'inizio pensavo che il trentesimo giorno non sarebbe mai spuntato. Adesso è giunto ed è passato, ed io sono stupita per la mia strana mancanza di entusiasmo. Mi ero tenuta su con le immagini positive del risveglio il primo giorno in cui non ci fossero stati trattamenti da fare: il giorno 1 della mia vita. Stanotte combatto con una più forte e orribile realtà. La mia vita è stata irrimediabilmente modificata. Non penso e non sento più allo stesso modo. Ciò che una volta mi sembrava così importante adesso mi sembra irrilevante… La mia sfida adesso è reclamare per me il giorno 1 e andare avanti rivendicando tutti i giorni che saranno ancora miei.
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Gli esiti delle indagini fanno pensare che non siamo riusciti a eradicare con successo il mio tumore. In qualsiasi momento potrebbe affacciarsi di nuovo da qualche altra parte. Ho dovuto abbandonare la mia idea di battaglia a tutto campo, adesso penso in termini di guerriglia.
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E' passato più di un anno dal trattamento. Paradossalmente posso dire che mi sento più viva adesso che mai prima nella mia vita… Vedo tutto attraverso una lente diversa… Quando presumi di avere l'infinito davanti a te, il valore di ogni persona, ogni relazione, tutta la conoscenza che possiedi è diluita. La mia vita è ora concentrata davanti a me. Questa è la più dolorosa, ma anche la più preziosa esperienza della mia vita.
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Il cancro continua a permeare la mia coscienza quando meno me l'aspetto, ma non domina più la mia esistenza. Non posso dire che il cancro sia stata un'esperienza positiva, ma il mio accresciuto apprezzamento per l'essere viva è stato un dono… Ciò che vorrei dire è questo: vivi pienamente ogni momento della tua vita. Non attendere che ogni cosa sia minacciata per riconoscere il valore di tutto ciò che hai."

Fonte: Canadian Medical Association Journal, 16.6.98

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