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Si possono sospendere i betabloccanti nel post-infarto?
Inserito il 08 settembre 2019 da admin. - cardiovascolare - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

Uno studio osservazionale suggerisce che nei pazienti anziani che rimangono stabili e asintomatici a distanza di almeno 3 anni da un infarto miocardico si potrebbe sospendere il bebloccante senza che si verifichino esiti avversi.


Nei pazienti che hanno subito un infarto miocardico viene quasi sempre prescritto un betablocante con varie motivazioni: per ridurre il rischio di morte aritmica, per ridurre la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa onde diminuire il fabbisogno miocardico di ossigeno e il sovraccarico cardiaco.

Ma il betabloccante dovrebbe essere assunto per tutta la vita?
Soprattutto negli anziani questa domanda è lecita, tenendo conto che si tratta di una popolazione in cui il betablocco potrebbe maggiormente portare ad effetti collaterali o intolleranze.

E' questa la domanda che si sono posti gli autori di uno studio osservazionale che ha analizzato i dati del registro CRUSADE.
Gli autori sono partiti dalla constatazione che i benefici del betablocco dopo 3 anni da un infarto miocardico non sono chiari in quanto gli studi effettuati non avevano un follow up superiore a questo periodo.

I soggetti studiati avevano un'età >/= 65 anni, avevano avuto un infarto miocardico almeno 3 anni prima, avevano ricevuto una prescrizione di betabloccante alla dimissione e non avevano avuto una recidiva infartuale. In totale si trattava di 6893 pazienti.
Di questi il 72,2% assumeva ancora il betabloccante a distanza di 3 anni dalla dimissione e il 43% di essi era trattato con una dose >/= 50% della dose di riferimento.

Si è evidenziato che l'endpoint esaminato (composto da mortalità, ospedalizzazione per recidiva di infarto, ictus ischemico o scompenso cardiaco) non differiva tra il gruppo ancora in trattamento con betablocco e il gruppo che aveva sospeso il betabloccante.
Anche la dose (elevata o bassa) di betabloccante non comportava nessuna differenza sull'endpoint valutato rispetto al gruppo non in trattamento.
Anche la presenza di scompenso cardiaco o disfunzione sistolica non influenzava questi risultati.

Gli autori concludono che dopo 3 anni da un infarto miocardico l'uso di un betabloccante non risulta associato ad un miglioramento degli esiti. Perciò il ruolo di un uso prolungato del betabloccante nel post-infarto, soprattutto negli anziani, necessita di ulteriori studi.

Insomma lo studio suggerisce che nei pazienti anziani che rimangono asintomatici e stabili dopo 3 anni da un infarto miocardico si può, probabilmente, sospendere il betabloccante.

Due osservazioni sono però necessarie. Anzitutto si tratta di uno studio osservazionale per cui questi risultati vanno interpretati con cautela e giustamente gli autori ritengono necessarie ulteriori conferme.
In secondo luogo si deve sottolineare che i pazienti dello studio erano stabili e asintomatici a distanza di almeno 3 anni dall'infarto. Non è detto che questi dati siano validi anche per soggetti con caratteristiche diverse (per esempio con aritmie ipercinetiche).


Renato Rossi


Bibliografia

1. Shavadia JS et al. Comparative Effectiveness of Beta-Blocker Use Beyond 3 Years After Myocardial Infarction and Long-Term Outcomes Among Elderly Patients.
Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes. Pubblicato il 19 luglio 2019.








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