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Scompenso cardiaco: torsemide o furosemide?
Inserito il 23 febbraio 2020 da admin. - cardiovascolare - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

La torsemide potrebbe essere preferibile alla furosemide ma il condizionale è d'obbligo perchè necessitano ulteriori studi per una conclusione definitiva.



Teoricamente la torsemide dovrebbe essere più efficace della furosemide nel trattamento dello scompenso cardiaco grazie alla sua miglior biodisponibilità.

Per verificare se questo corrisponda al vero è stata effettuata una revisione sistematica [1] di tutti gli studi effettuati tra il 1996 e l'agosto 2019. Negli studi venivano confrontati i due farmaci in pazienti con scompenso cardiaco.

In totale sono stati analizzati 9 RCT e 10 studi osservazionali per oltre 19000 soggetti arruolati. Il follow up medio è stato di 15 mesi.

Si è evidenziato che l'uso della torsemide risultava associato ad una riduzione del rischio di ricovero per scompenso cardiaco del 28% (p = 0,07; NNT = 23), ad un miglioramento dello stato funzionale NYHA e ad una riduzione del rischio di morte da cause cardiovascolari del 63% (p < 0,001; NNT = 40).
Nessuna differenza si è riscontrata tra i due farmaci per gli effetti collaterali e la mortalità totale.

La metanalisi suggerisce, quindi, che quando si decide di usare un diuretico dell'ansa per trattare uno scompenso cardiaco congestizio la scelta dovrebbe preferire la torsemide.

Usiamo il condizionale per vari motivi. Anzitutto la torsemide non sembra migliorare un outcome importante come la mortalità totale. Inoltre il follow up degli studi in media è stato di appena 15 mesi, forse troppo breve per trarre conclusioni definitive.
Inoltre la metanalisi ha assemblato sia RCT che studi osservazionali, ed è noto che quest'ultimi possono essere gravati da vari tipi di distorsioni (bias) che potrebbero ripercuotrersi sui risultati della metanalisi stessa.

Una metanalisi simile [2] su 10 RCT e 4 studi osservazionali arriva a conclusioni simili a quelle di Abraham e coll: la torsemide migliora la classe NYHA e riduce i ricoveri ma non la mortalità, per cui gli autori auspicano ulteriori RCT per dirimere la questione.

Insomma, la parola definitiva non è stata scritta e la giuria è ancora fuori (come usano dire gli autori anglosassoni).
Questa conclusione è avvalorata anche da un recente studio osservazionale su poco più di 2000 pazienti arruolati nel Registro dello Scompenso Cardiaco della Società Europea di Cardiologia [3]: la torsemide può avere dei vantaggi rispetto alla furosemide sia nel migliorare la classe NYHA che su alcuni esiti a lungo termine, specialmente nei pazienti più giovani o con cardiomiopatia dilatativa, ma sono necessari ulteriori RCT per mettere un punto definitivo sulla questione.


Renato Rossi


Bibliografia

1. Abraham B et al. Mata-Analysis Comparing Torsemide Versus Furosemide in patients With Heart Failure. Am J cardiol 2019, Oct 10.

2. Miles JA et al. Torsemide Versus Furosemide and Intermdeiate-Term Outcomes in Patients With Heart Failure: An Update Meta-Analysis. J Cardiovasc Med (HAGER stown) 2019.

3. Ozieranski K et al. Comparative Analysis of Long-Term Outcomes of Torsemide and Furosemide in Heart Failure Patients in Heart Failure Registries of the European Society of Cardiology. Cardiovasc Drug Ther 2019.


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