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IL VINO DEI RE
Inserito il 19 agosto 2023 da admin. - Narrativa - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

Il Bar dello Zozzo è arredato come tutti i bar di borgata: qualche manifesto di calciatori, un pò tutti, per non scontentare nessuno, un pò di mobili da bar (appunto) e qualche mensola con gingilli ornamentali di discutibile gusto.
Il posto centrale della mensola più importante, però, è vuoto da anni e Bruno si rifiuta testardamente di riempirlo. Lui ce l’ha, l’ oggetto da metterci, ma non se la sente.

Il fatto era successo quando Bruno e il suo amico carissimo, Teodoro, erano all’ inizio della loro avventura a Collerotto. Bruno era un lavoratore ostinato, un pò rozzo e terra-terra, Teodoro, che all’ apparenza, come Totò, aveva fatto il militare a Cuneo, si dava le arie di uomo di mondo e non trascurava di esprimere, con aria un pò sussiegosa che non poteva non irritare i presenti, il suo parere sul bar ma anche su tutto ciò che gli capitava sott’ occhio.
Un bel pò snob.

Uno degli argomenti preferiti era quello dei vini.

Un giorno Bruno mi chiama da una parte.
“ Senti, – mi fa – me lo reggi il gioco per fare uno scherzo a Teodoro?”

Ho esitato, Teodoro era pure amico mio, e non mi andava di essere troppo cattivo.

“Ma no, - fa Bruno – Ti ricordi l’ ultima sparata che ci ha fatto Teodoro sul Vino dei Re? Te lo ricordi di sicuro, ci ha rotto le palle per tutta la serata! Ti ricordi? Il vino di Porto è classificabile secondo i numeri posti sul bollo di Stato, più è basso il numero e più è pregiato. Noi abbiamo bevuto il numero 3, che è già sublime ma il numero uno è impossibile assaggiarlo, è riservato alle Case Regnanti e ai Presidenti della Repubblica. Magari potessimo! È il sogno di tutti quelli che se ne intendono. Ti ricordi?”.

Ricordavo, eccome. I miei cabasisi erano ancora dolenti.
“Bè, non è vero niente! Ieri, tra le ordinazioni per il bar, me ne è arrivata una partita col numero 1, a pochi soldi. E il grossista mi ha assicurato che è tutta una balla nata su Internet. Che ci vogliamo fare?”.

Non perdemmo tempo in chiacchiere: mi diede due delle bottiglie incriminate, me le portai a casa e le seppellii nella terra di un vaso di gerani. Annaffiai religiosamente i gerani tutti i giorni per una settimana, poi tirai fuori le bottiglie con le etichette fradice e sporche e con una paglietta da cucina la raspai qua e là (lasciando salvi i punti critici) e le rimisi sotto terra. Dopo un paio di giorni le tirai fuori e io stesso avrei giurato che erano vecchie bottiglie rimaste abbandonate a lungo in qualche muffosa cantina.
Poi aspettammo.

L’ occasione venne alla cena di compleanno di Teodoro: Bruno portò del Cognac invecchiato, io (che ero noto come “quello serio”, degno di fiducia) portai una delle bottiglie di Porto raccontando di averla trovata nella cantina semicrollata di un vecchio casolare nobiliare.

Pareva che Teodoro avesse visto la Madonna! Aprì religiosamente la bottiglia, ne annusò in estasi il tappo, aspettò che “prendesse aria” e lo distribuì a stille ai presenti, brindando tutti insieme e sorseggiando quel “nettare divino” tra i gemiti e commenti estatici di Teodoro: “ Che aroma!” Che retrogusto!” “Si sente la botte di rovere!” “ E il sottofondo di viole, non lo sentite?”.

Andò avanti così per tutta la serata e, quando ci accomiatammo, Teodoro aveva le lacrime agli occhi. “ I migliori amici che potessi avere! Mi avete fatto passare il più bel compleanno della mia vita!! Grazie, grazie, grazie!”.

Il giorno dopo, al bar, Bruno ed io avevamo tutti e due l’ aria depressa e taciturna. Bruno la sera prima aveva messo la seconda bottiglia, quella “preparata”, al posto d’ onore in mezzo allo scaffale, ad imperituro ricordo dello scherzo a Teodoro ma, senza una parola, la togliemmo e andammo a nasconderla in magazzino.
La bottiglia è ancora lì, e noi non pensammo nemmeno un momento di divulgare in giro l’ accaduto.

E se qualcuno chiede a Bruno come mai quel posto rimane vuoto, lui risponde:
“È per ricordarmi che con gli amici non bisogna fare gli stronzi!”

E io, se sono presente, brindo insieme a lui con un bicchierino di Porto, di qualunque numero sia.

“ Al Bar dello Zozzo”
Daniele Zamperini – 2020
Matite di Roberta Floreani

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