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Per i bambini nel periodo Covid: CORONARINO VIRUS MONELLINO Parte 2
Inserito il 20 novembre 2023 da admin. - professione - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

Prosegue la descrizione del Progetto Coronarino e del suo utilizzo con i bambini nel periodo del Covid. La Medicina Narrativa contro lo stress da pandemia.

FASE OPERATIVA
La modalità adottata è stata quella di presentare, principalmente on line e sulle piattaforme DAD, agli alunni delle scuole primarie il pupazzo di “Coronarino”, rappresentante il virus.
Il pupazzo ha dialogato con i bambini spiegando le modalità sanitarie, attraverso l’uso del linguaggio in rima e della filastrocca. A loro volta, i bambini hanno potuto raccontare al virus stesso, le proprie paure e le proprie angosce e hanno prodotto successivamente al termine di ogni incontro, disegni che sono stati commentati al successivo appuntamento con gli specialisti.

É stato fondamentale utilizzare una comunicazione chiara ed efficace per:
• prevenire e limitare gli effetti che il virus potesse generare a livello fisico, psicologico e sociale, sia negli adulti sia soprattutto nei bambini in età infantile;
• aiutare gli stessi a esprimere le loro emozioni attraverso l’uso della narrazione e della medicina narrativa;
• comprendere quello che stesse succedendo senza spaventarli;
• sottolineare l’importanza del rispetto delle misure “igieniche”, senza introdurre nuove paure.

RISULTATI DEL PROGETTO
In linea con i recenti orientamenti teorico-clinici narrativi (5), nel flusso del raccontare e del raccontarsi, la costruzione spontanea di diversificate narrazioni dell’esperienza connessa al lockdown, ha permesso ai protagonisti del progetto di avviare processi di mentalizzazione dell’esperienza stessa, di renderla condivisibile e quindi gestibile emotivamente all’interno della dimensione comunitaria del gruppo classe.

Contestualmente anche le famiglie e i sistemi scolastici coinvolti, hanno acquisito maggiore conoscenza, modalità comunicative più fluide, una rinnovata spinta morfogenetica, tale da consentire loro, un efficace contenimento del disorientamento, dell’angoscia, della paura e della rabbia esitate come effetti devastanti dalla condizione pandemica.
La modalità di conduzione del progetto è stata orientata al condurre il soggetto assieme alla famiglia e al contesto scuola, oltre l’esperienza pandemica, costituendo lo spazio intermediario necessario.
Per dirla con Caillé:
“Uno dei principali spazi intermediari da far nascere, è quello che permette il va e vieni tra l’individuo e il gruppo in via di costituzione…”,
Tale “spazio intermediario” ha dato l’avvio ad un riassetto multi-sistemico, consentendo a tutto il sistema scolastico e alle famiglie, di affrontare i nuovi compiti evolutivi connessi alla gestione degli effetti della pandemia, riorganizzando le relazioni al proprio interno, gli spazi e la scansione dei tempi condivisi.

Nelle sessioni di lavoro, la classe è stata traghettata in una nuova dimensione spazio-temporale simbolica, costruita nell’intreccio intersoggettivo dei partecipanti che ha assunto le caratteristiche di un rinnovato spazio transizionale (8), consentendo, tramite il “pupazzo” quale nuovo oggetto transizionale, di preservare intatte le potenzialità creative dei bambini, pur facendo loro esperire le realtà drammatica dell’esperienza pandemica, condividendone i vissuti e quindi prevenendone gli effetti traumatici.

Procurare uno spazio vuoto, nel quale esprimersi e narrare, affinché l’avvenire non divenisse semplice riproduzione del “passato” (8) è sembrato potersi identificare con gli effetti a cascata del work in progress del progetto; circuiti relazionali virtuosi che coinvolgendo scuola e famiglie, sono andati a sbloccare le risorse resilienti dei soggetti e dei sistemi scolastici e familiari, riattivando la linea temporale difensivamente bloccata, verso nuove rinegoziazioni di rapporti più fluidi e capaci di approfittare, in termini morfogenetici, dell’esperienza della condivisione.

In linea con il pensiero di Ackerman (1), il fulcro teorico di organizzazione della prassi operativa si identifica nell’importanza data agli scambi affettivi e di influenza reciproca tra bambino, famiglia e contesto scolastico, secondo una logica circolare d’influenzamento reciproco, che condiziona le capacità di adattamento alle complesse trasformazioni sociali e psicologiche che sono state violentemente introdotte dagli effetti della pandemia.
La modalità di intervento e applicazione del progetto è andata a coincidere con una funzione psicologica integrativa (9) nello svolgimento dell’intervento stesso, vigilando sul rischio in cui si poteva incorrere nelle istituzioni scolastiche come in quelle familiari, di attivare, collusivamente alle richieste di delega delle istituzioni, funzioni psicologiche pericolosamente sostitutive.

DISCUSSIONE
È stato ridotto il rischio di insorgenza di disagio psichico nei minori e di riflesso nelle loro famiglie, il cui esito avrebbe avuto sfaccettature differenti: dalla sofferenza del soggetto a quella della sua rete relazionale a seguito dell’onda d’urto emotiva conseguente alla pandemia.
Il sistema scolastico è stato individuato come “…campo istituzionale foriero di relazioni e lo sceglierlo come ambito d’intervento è connesso a griglie di lettura sistemiche che non possono prescindere dall’analisi delle relazioni che legano i suoi attori e dal considerarlo luogo relazionale fondamentale dello scontro e dell’incontro che struttura la crescita” (4).

L’intervento nel sistema scolastico è stato orientato all’implementazione e al sostegno di una rinnovata capacità comunicativa efficace; ha consentito ad ogni soggetto di poter accogliere e chiedere aiuto, nella rete relazionale delle scuole coinvolte nonché di esprimere le proprie paure e i propri bisogni
L’obiettivo raggiunto è stato rappresentato dal traghettare verso una sorta di alfabetizzazione alle pratiche preventive della malattia.
Sono state supportate le dinamiche volte al sostegno della “dimensione dell’appartenenza”, basata sulla condivisione dell’esperienza all’interno del reticolo relazionale dei pari. Nel gruppo dei pari gli interlocutori, come noto, sono maggiormente attendibili tra loro stessi, particolarmente nelle fasce d’età considerate per questo progetto.
Nel riflesso del sistema scolastico, con il tramite dell’intervento e della creazione di una nuova specifica cultura condivisa sulla pandemia, è stata rivitalizzata la self agency istituzionale, riattivando le capacità di tutti i soggetti coinvolti a far fronte all’emergenze organizzative e curricolari, con il ripristino di flussi di comunicazione efficace.

L’utilizzo del gioco, del movimento, delle metafore creative, del racconto, centrali strumenti operativi nella prevalenza dei modelli in applicazione con la medicina narrativa, hanno acquistato all’interno del progetto, qualità preventive il disagio psichico dei minori coinvolti.
I bambini sono divenuti così registi di nuove versioni degli effetti disorientanti e angosciosi connessi alla pandemia, coautori, nel gruppo dei pari, di un nuovo lessico condiviso, di nuovi significati (restituendo ai legami la qualità di risorsa). I bambini, inoltre, hanno contribuito ad una graduale mentalizzazione delle emozioni. Una versione del bambino come soggetto competente, rimodula le relazioni all’interno del sistema scolastico, restituendo dignità ai vissuti, ai pensieri dei bambini stessi, al pari degli adulti pur nelle differenze generazionali, come soggetti del medesimo evento traumatico.

Va ribadito infine quanto questo laboratorio esperienziale abbia contribuito a diffondere una versione del gioco, non solo come dimensione ricreativa, ma soprattutto come tramite privilegiato di contatto e di comunicazione tra gli adulti e i bambini. Il bambino ha acquisto una funzione centrale di ponte (2) tra famiglia e scuola, potenziando la resilienza di entrambi i sistemi migliorando la comunicazione tra le parti e sostenendo la cultura della cooperazione come via elettiva di aree di sviluppo evolutive e contemporaneamente prevenendo l’instaurarsi di dinamiche conflittive e antagoniste.

Strutture Partecipanti;
• ETS – Ente del terzo settore – «Concordia Magna Res Crescente» – onlus - associazione medica - Scafati
• Anima Iris – Centro di Consulenza Integrata in Psicologia Clinica - Pompei – in rete con l’ETS e con gli Enti locali del territorio.
• Enti locali – Comune di Santa Maria la Carità – Ufficio Politiche Sociali e Scolastiche
• Ufficio Unità di Crisi Covid Ente Locale di Santa Maria La Carità


AUTORI
Ascione Annamaria
Psicologo clinico - Psicoterapeuta - ASSIMEFAC (Associazione Società Scientifica Medicina di Famiglia e Comunità) - Membro Comitato Tecnico Scientifico.

Alfano Vincenza
Medico e Psichiatra - ASL NA 3 Sud

Maggiori dettagli, illustrazioni e bibliografia su:
https://www.mkscienceset.com/articles_file/586-_article1699092272.pdf


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