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Pressione diastolica: quando è normale?

Categoria : cardiovascolare
Data : 08 marzo 2020
Autore : admin

Intestazione :

Secondo uno studio non vi sarebbero benefici a trattare l'ipertensione diastolica isolata definita secondo le ultime linee guida.



Testo :

Le attuali linee guida consigliano una pressione diastolica inferiore a 80 mmHg, mentre nelle precedenti la soglia era fissata a 90 mmHg [1,3].

Ma su cosa si basa questa nuova soglia?

Non su evidenze scientifiche, ma solo sull'opinione di chi ha stilato le linee guida, sostiene uno studio pubblicato su JAMA [2].

E per definizione un'opinione è di per se stessa opinabile, aggiungiamo noi, per quanto autorevole possa essere; inoltre l'onere di provare che sia utile avere una pressione diastolica inferiore a 80 mmHg invece che inferiore a 90 mmHg spetta a chi propone questa nuova soglia, non a chi solleva dubbi.

Comunque gli autori dello studio recensito in questa pillola hanno usato un database statunitense (NHANES) che include 9590 adulti rappresentativi della popolazione USA.
Usando la nuova soglia per definire l'ipertensione diastolica isolata ne soffrirebbe il 6,5% della popolazione, quando con la vecchia soglia la prevalenza sarebbe dell'1,3%.

Non paghi di questi dati gli autori hanno determinato quali sarebbero le conseguenze di una ipertensione diastolica isolata secondo le due definizioni. L'analisi è stata eseguita usando una coorte di 8703 adulti (coorte ARIC) che ha un follow up molto lungo (25 anni).
I dati sono poi stati confrontati con quelli di altre due coorti esterne.

I risultati sono per certi versi controcorrente: l'ipertensione diastolica isolata definita secondo le ultime linee guida non sarebbe associata ad eventi avversi di tipo aterosclerotico, a scompenso cardiaco o a nefropatia cronica. Stessi risultati per quanto riguarda la mortalità cardiovascolare.

Anche l'ipertensione diastolica isolata definita secondo le vecchie linee guida non risultava associata ad eventi avversi di qualsiasi tipo.

Secondo gli autori circa 12 milioni di americani in più sarebbero classificati come affetti da ipertensione diastolica e potrebbero essere trattati senza trarne beneficio.

Che dire?

Secondo questo studio non sarebbe utile trattare soggetti con una pressione diastolica compresa tra 80 e 90 mmHg se la pressione sistolica è inferiore a 130 mmHg.

A questo punto come comportarsi?

Il parere di chi scrive è presto detto: in attesa di eventuali altri studi che gettino un po' di luce sulla vexata quaestio, nel paziente con pressione sistolica normale e diastolica compresa tra 80 e 90 mmhg il trattamento può essere preso in considerazione nel caso il rischio cardiovascolare globale del paziente sia elevato (per esempio per la presenza di multipli fattori di rischio oppure in caso di pregressi eventi cardiovascolari, nefropatia cronica, scompenso cardiaco). Negli altri casi converrà informare il paziente che l'utilità di un eventuale trattamento non è, per ora, basata su solide evidenze, e prendere quindi una decisione condivisa.

Da ultimo ricordiamo non vi è consenso unanime su quali siano i target di pressione ottimali, basta confrontare le linee guida americane [1] con quelle europee [3], oppure considerare i risultati di una revisione Cochrane [4].


Renato Rossi



Bibliografia


1.http://www.pillole.org/public/aspnuke/news.asp?id=6853

2. McEvoy JW et al. Association of Isolated Diastolic Hypertension as Defined by the 2017 ACC/AHA Blood Pressure Guideline With Incident Cardiovascular Outcoems. JAMA 2020 Jan 28; 323:329-338.

3. http://www.pillole.org/public/aspnuke/newsall.asp?id=6963

4. http://www.pillole.org/public/aspnuke/news.asp?id=6850



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