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IL PREZZO DI UN AMORE
Inserito il 06 gennaio 2026 da admin. - professione - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

[Dai racconti del Bar dello Zozzo]

Quel pomeriggio sembrava che il cielo volesse vendicarsi sugli abitanti di Collerotto.

Pioveva a dirotto, diluviava, e l’ acqua che scendeva dal cielo si raccoglieva in rivoli che confluivano in fiumi sui bordi della strade, straripando e inondando tutto. La strada principale era diventata un fiume limaccioso.

Il bar, come ci si poteva aspettare, era pressochè deserto. Oltre a Bruno (che abitando al piano di sopra non aveva problemi) c’ero solo io, il Sachem, intento a fare solitari.

Rimanemmo sorpresi quando all’ improvviso vedemmo aprirsi la porta ed entrare una figura indistinta avvolta in un impermeabile di plastica gocciolante fiumi d’ acqua. Solo quando tirò indietro il cappuccio riconoscemmo Annabella, quella dell’ Casa dell’ Angelo.

“ Scusa, Brù – fece lei, imbarazzata – tornavo alla Casa ma la macchina si è impantanata qui vicino. Ti dispiace se resto un pò ad aspettare che smetta di piovere?”

Dalla porta guardavamo il continuo lampeggiare dei fulmini seguiti da tuoni assordanti. La luce elettrica ogni tanto tremolava. Bruno non poteva certo negarle ospitalità.
Io, da mio posto, scrutavo la nuova arrivata: non era giovanissima, si capiva che era una persona matura, ma anche infagottata e con i capelli gocciolanti si intuiva una donna molto bella. D’ altronde per una che gestiva l’ unico affittacamere della zona era necessaria un’ adeguata presenza.

Bruno non resistette: “ Annabè, hai lasciato vuota la Casa? Come fai se mò arriva qualcuno cò ‘sto tempaccio?”
“ No, tranquillo – rispose, dopo essersi seduta al tavolinetto accanto al mio - oggi non ho arrivi prenotati. Ma se tu alludi agli arrivi “imprevisti”, quelli gestiti dalle Canarine, non credo che con questo tempo ci sia molto lavoro. – si tolse una scarpa, cercando di ripulirla dal fango - Oggi si riposano – proseguì – stavano preparando una specie di festicciola”.

La “Casa dell’ Angelo”, unico affittacamere “legale” della zona, aveva rischiato più volte in passato la chiusura ma adesso, con l’ ingrandirsi della borgata e con l’ apertura all’ altro capo della strada principale di una “Casa di Ospitalità” per anziani, un laboratorio per analisi cliniche e un mobilificio e negozietti vari si era incrementato il traffico di persone che avevano bisogno, per un motivo o per un altro, di pernottare in zona o di pranzare nell’ annessa trattoria.
La situazione quindi era molto migliorata ma gran parte del lavoro era ancora legato all’ attività (rigorosamente ufficiosa e in nero) delle Canarine, le ragazze “leggere” dimoranti nella strada omonima e dedite alla ricreazione dei maschi locali.

È indubbio, tuttavia, che la prosperità di quell’ attività era legata, in gran parte, alla simpatia e alla gradevolezza della gestione (Annabella, in poche parole).
Ed era indubbio e arcinoto che la proprietaria rifiutava assolutamente di praticare lo stesso mestiere delle sue saltuarie inquiline.
Questa situazione aveva intrigato molti maschietti locali: una donna così irreprensibile, come mai appoggiava, sia pure indirettamente, l’ attività delle Canarine?

“ Annabè – non resistette Bruno – ma come mai te sei presa la gestione de ‘sto posto? A dì la verità nun te ce vedo proprio… “.

Lei rise, di una risata gradevole, di gola “ Ti capisco, Brù, io ero una professoressa di matematica, e quando sono andata in pensione anticipata, mi sono fatta convincere a rilevare questa attività da mia cugina che si era ammalata. Poi ho continuato, e francamente non mi dispiace. Sai, Bruno, le ragazze mi sono simpatiche e molte di loro mi fanno tenerezza. – fece una pausa, come incerta se proseguire – le sento vicine”.

La cosa si faceva interessante. Bruno si sporse avanti sul bancone, io avvicinai la mia sedia a quella di Annabella. Dovevamo avere un’ espressione davvero molto interessata perchè scoppiò a ridere, ma non volle aggiungere parola.
Restammo in silenzio per un pò, poi Bruno si allontanò per dedicarsi al televisore appeso all’ altra parete, che da qualche minuto aveva deciso di trasmettere solo linee e scariche elettriche, ritmate dai fulmini esterni.

A questi punto, sottovoce, Annabella lanciò la sua bomba “ Sai, Sachè, pure io non sono perfetta, mi stimeresti ancora se ti dicessi che in passato è capitato pure a me di prostituirmi?”.
Rimasi ammutolito. Non che fosse incredibile: era ancora molto bella, con una capigliatura riccia che le scendeva sulle spalle, la pelle liscia e gli occhi chiari. Da ragazza doveva essere uno schianto, figuriamoci se avrebbe avuto mancanza di clienti!

Tanto per sottolineare la drammaticità del concetto un fulmine esplose proprio lì vicino, con un fragore che fece tremare i vetri mentre la luce andava via, lasciandoci al buio per alcuni secondi.
Al ritorno della luce nessuno si era mosso: Bruno lottava con le manopole del televisore mentre io fissavo Annabella, che continuò, ad occhi bassi:

“ Vedi, io non sono di qui ma da giovane i miei vollero che frequentassi l’ Università qui a Roma, ospite di mia zia. Ero, mi dicono, una bella ragazza, e avevo diversi corteggiatori ma ero anche molto timida, ci tenevo ad essere una “brava ragazza” per cui non davo loro molta corda. Andò tutto bene finchè non incontrai Michele, che doveva collaborare con me alle ricerche per la mia tesi di laurea. Era carino, simpatico, con un bel sorriso, e insistente quanto necessario. Un giorno mi baciò, e da lì cominciò la storia.
Devo dire che Michele ci teneva molto a me, e lo dimostrava in tanti modi: mi passava a prendere la mattina, mi aspettava la sera per riportarmi a casa, cercava ogni scusa per stare con me senza arrendersi di fronte ai miei tentativi di scoraggiarlo.
Io ero attratta, molto attratta, e per cercare di resistere mi comportavo da stronza, anche se essenzialmente per timidezza: lo facevo aspettare a lungo, scappavo via appena possibile, ogni tanto gli davo buca ma lui non si scoraggiava e alla fine finì … bè, come è logico che finisse.

Una sera sul Gianicolo, col ponentino tiepido, le luci della città sotto di noi, la musica che veniva da un organetto, vinse la mia resistenza e prima ancora di rendercene conto, eravamo avvinghiati, diretti a casa sua.
Fu la mia prima esperienza, e non fu affatto spiacevole. Ma ero bloccata dai sensi di colpa, solo alla fine riuscii a lasciarmi andare, e mi diedi a lui con tutto il mio cuore”.

“ Va bene, Annabè – intervenni, anch’io sottovoce - ma questo che c’ entra, non è mica prostituzione!”

Lei proseguì come se non mi avesse neppure sentito
“ Ero ancora bloccata dalla timidezza e dai sensi di colpa. Perciò trovandoci soli a casa sua, lui si mise ad insistere: era stufo di vedermi così ritrosa, voleva che dimostrassi un maggiore trasporto.
Con affetto ma con insistenza prese a pretendere di più, chiedendomi il sesso e cose che lì per lì mi facevano inorridire, anche se con uno strano sottofondo di eccitazione.
Cercai di spiegargli “ Non posso fare queste cose, dalle mie parti le fanno solo le puttane!” ma lui non si fece fermare a lungo:
“ Beh, se è solo questo il problema – rispose - lo risolviamo subito” prese il portafogli, lo aprì, trasse una banconota da 5.000 Lire, me la mise in mano e, mentre io stavo lì sbalordita tenendo la banconota lui, un pò autoritario, ma sotto sotto speranzoso, concluse il discorso “ Ora ti ho pagata, non hai più scuse, non puoi negarmi ciò che ti chiedo”.

Te lo confesso: passato il primo momento di vergogna, mi lasciai sopraffare dall’ eccitazione e, finalmente, riuscii a lasciarmi andare e godermi del tutto il nostro rapporto. Non entro nei dettagli, ma puoi capire: da ragazza timida e timorata scoprii il sesso completo e ne rimasi appagata”.
Fu la mia prima esperienza, e fu anche l’ inizio di una lunga storia”.
Non fiatai, timoroso di rompere l’ incantesimo.

“ La cosa durò diversi mesi, poi mi laureai, lui si trasferì, io tornai alla mia città, dove mi sposai serbando però nel cuore il ricordo del mio “amante romano”. Quando rimasi vedova mi trasferii qui, e presi la gestione della Casa dell’ Angelo.

Una cosa che non dissi mai a nessuno fu che avevo conservato quella banconota da 5.000 lire, a ricordo di quel giorno speciale. Scrissi in un angoletto la data e, quando ci fu il passaggio all’ euro, la incorniciai come un cimelio e la appesi al muro davanti alla mia scrivania, a perenne ricordo. Che strano, eh? Quando ero giù di morale la guardavo come un muto testimone di quel giorno, e mi dicevo che anche io, in fondo, avevo vissuto.
Un giorno in cui ero in questo stato d’animo capitò una delle mie nipotine, troppo piccola per capire appieno, che mi chiese che cosa significava quel quadretto con la banconota. Allora sentii il bisogno di risponderle “Vedi, quello è il costo della zia”.
È ancora lì, l’ ho appesa dietro il bancone della Casa dell’ Angelo, magari l’ hai pure notata. Bè, ora sai quanto vale la tua amica Annabella”.

Io ero rimasto senza fiato. “ Bè, il prezzo va aggiornato, ora vali almeno 10 Euro - riuscii a dire. E con un sorriso che cercai di rendere scherzoso “ si sa che il materiale stagionato vale sempre di più, no?”

Mi lanciò, veloce come un fulmine la scarpa, che evitai per un pelo, poi riuscii a schivare anche la sberla che mi lanciò; la afferrai per il polso e, proprio in quel momento, esplose vicinissimo un fulmine e la luce andò via.
La tirai a me, nel buio, cercando di baciarla. Lei girò il viso evitando il mio bacio e mordendomi invece un orecchio.
Il morso però fu leggero, non mi fece male, e sentii il suo respiro contro la mia guancia. “Pago subito, pronta cassa” le feci allora sottovoce “ E senza fattura!”.

Tornò per un attimo la luce, tremolante e ci staccammo immediatamente. Lei fece il gesto di allungarmi ancora un ceffone, e in quel momento la luce andò via di nuovo. Nel buio tentai di nuovo di baciarla e stavolta non fuggì. Fu un bacio intenso, pieno di calore.

“ Ricordati però che non avrai niente per niente! Non te lo meriti… ” mi sussurrò.

Quando tornò la luce ci eravamo staccati e lei stava rimettendosi la scarpa con aria impassibile.

Io boccheggiavo “Scusami Annabè, se ti ho offesa – dissi ad alta voce - Lascia che ti accompagni a casa, ho la macchina vicinissima, vorrei farmi perdonare”.

Lei annuì senza guardarmi. Fuori il temporale sembrava passato: si sentiva ancora qualche tuono in lontananza ma la pioggia era cessata, e i torrenti di fango si stavano riducendo a rivoletti.
Le presi la mano e la tirai verso la porta, e sentii che la sua stretta ricambiava la mia.

“ Ciao, Sachè, portala a casa, ci vediamo domani. E comportate bene! ” Ci gridò dietro Bruno. Non ebbi voce per rispondere.

Fu veramente una giornata speciale, nella Casa dell’ Angelo deserta, tutta per noi.
Annabella volle che le lasciassi un ricordo...

Adesso, dietro il bancone della Casa ci sono due quadretti, con due banconote diverse.

Ma nessuna delle due sarà mai spesa, giurò Annabella.



Al Bar dello Zozzo – Daniele Zamperini – 2020 –
Matite di Roberta Floreani

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