 Necessario difendersi dalle sentenze fasulle create dall’ I.A.
Categoria : professione
Data : 17 marzo 2026
Autore : admin
Intestazione :
Sta evolvendo (in senso restrittivo) il concetto di responsabilita’ per chi utilizzi in modo incontrollato l’Intelligenza Artificiale. Questo utilizzo e’ entrato anche in Tribunale: riscontrate quattro sentenze della Cassazione, citate tra virgolette con numeri, sezioni e date, quattro passaggi che suonavano perfetti (il tono giusto, la struttura giusta, le parole giuste) solo che nessuna delle quattro è mai esistita. (Tribunale Civile di Siracusa n. 338/2026)
Testo :
I fatti: Una societa’ citava in giudizio una palestra chiedendo un risarcimento per danni, gia’ dichiarato inammissibile nei gradi di giudizio precedenti. La parte attrice, nel tentativo di sostenere la sua tesi, ha citato quattro sentenze di legittimità: Cass. n. 1216/2000, Cass. n. 8379/2006, Cass. n. 14795/2003 e Cass. n. 4553/2004, tutte corredate da una citazione virgolettata. Il problema è che quelle citazioni non esistono in realta’ in nessuna di quelle sentenze. Alcune delle pronunce citate, pur esistenti, trattano materie completamente diverse e i virgolettati, nella loro formulazione autentica, non trovano riscontro in alcuna pronuncia. In altre parole: numeri reali, contenuti inventati.
Il magistrato (potrebbe essere degno protagonista di qualche serie televisiva) ha effettuato un controllo degno di un’indagine forense, scartando il malfunzionamento delle banche dati giuridiche professionali (strumenti che non possono produrre precedenti con numeri e virgolettati integralmente inesistenti) e ha escluso l’errore mnemonico: non si tratta di un numero sbagliato o di una sezione mal attribuita, bensì di massime costruite ex novo, prive di qualsiasi corrispondenza con le pronunce richiamate. Ha interrogato il CED della Corte di Cassazione, ha incrociato le banche dati in uso alla magistratura, ha controllato una per una. Risultato: zero corrispondenze.
Ha ritenuto di escludere anche l’invenzione deliberata, perché un professionista che fabbricasse consapevolmente quattro precedenti inesistenti si esporrebbe a conseguenze disciplinari sproporzionate rispetto a qualsiasi vantaggio difensivo.
La conclusione del Tribunale e’ stata che l’utilizzazione acritica dell’IA generativa, senza verifica delle fonti primarie, integra per gli utilizzatori gli estremi della colpa grave.
C’era gia’ stata qualche sentenza precedente: il Tar Lombardia nel 2025 (sentenza n. 3348/2025) aveva trasmesso una sentenza all’Ordine degli Avvocati per le valutazioni disciplinari.
Il Consiglio degli Ordini forensi d’Europa (CCBE) ha emesso delle linee-guida che in sintesi stabilivano alcune regole tra cui quella di verificare sempre ogni output, perché l’IA produce “allucinazioni”, e quella di non delegare il giudizio professionale alla macchina, pena sanzioni disciplinari o civili.
Il problema, come riportato da alcuni autori, e’ che l’IA opera mediante una tecnica che li utenti non conoscono bene: quando si chiede a una IA generativa di citare un algoritmo, essa non “cerca” la sentenza ma generalmente costruisce una sequenza di parole che assomiglia a quanto richiesto, esprimendo dati plausibili ma non veri, venendo premiata la capacità di indovinare rispetto alla capacità di ammettere l’incertezza. È la differenza tra un romanzo storico e un libro di storia.
Opinione di chi scrive: Il caso specifico riguarda documenti legali presentati in Tribunale, ma il principio espresso ha, secondo noi, una portata ben piu’ vasta. Non sappiamo quanti documenti, piu’ o meno “ufficiali” vengano emessi e pubblicati in base a tali criteri, e quanti di questi siano stati poi individuati. Temiamo che questi ultimi siano solo una piccola percentuale del totale. E’ percio’ davvero urgente che vengano installati validi metodi e criteri di individuazione, altrimenti si rischia il deterioramento in tanti importanti settori: con tutta la buona volonta’ il lettore del frutto dell’ I.A. non e’ sempre in grado di effettuare un’ analisi veritiera.
Daniele Zamperini
https://ntplusdiritto.ilsole24ore.com/art/quattro-sentenze-fantasma-e-conto-30000-euro-quando-l-utilizzazione-acritica-dell-ia-entra-tribunale-AIW7MlmB
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