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da Linee Guida OMS-ISH 1999
Riduzione dell'introito di sale
I dati epidemiologici suggeriscono che l'introito di sale costituisce un fattore coinvolto nell'aumento della pressione arteriosa e nella prevalenza dell'ipertensione, e che tali effetti possono essere potenziati da un ridotto apporto dietetico di potassio. Studi controllati e randomizzati condotti su pazienti ipertesi indicano che la riduzione dell'introito di sodio da circa 180 mmol (10,5 g) a 80-100 mmol (4,7-5,8 g) al giorno riduce la pressione arteriosa in media di circa 4-6 mmHg di sistolica. Va tuttavia sottolineato che i pazienti rispondono in maniera considerevolmente diversa alle variazioni del consumo alimentare di sodio, con una maggiore risposta per i soggetti obesi di razza bianca e anziani. Uno studio recente su soggetti anziani ipertesi ha dimostrato l'assenza di effetti collaterali legati ad una riduzione dietetica del sodio di 40 mmol (2,3 g) al giorno, mettendo peraltro in evidenza, dopo 18 mesi, una riduzione significativa della necessità di una terapia antiipertensiva. In linea di massima, la riduzione del sodio dietetico dovrebbe avere come obiettivo il raggiungimento di un consumo giornaliero inferiore a 100 mmol (5,8 g) di sodio o a 6 g di cloruro di sodio. Tutti i pazienti dovranno essere invitati ad evitare laggiunta di sale al cibo e il consumo di cibi particolarmente salati (in particolare gli alimenti in scatola), e a consumare soprattutto pasti cucinati direttamente da ingredienti naturali. In molti casi sono necessari il parere di un esperto dietista e il monitoraggio del sodio urinario. L'alto contenuto di sodio e il basso contenuto di potassio di molti cibi conservati viene ormai da tempo portato all'attenzione delle industrie alimentari.
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