Quali cambiamenti dello stile di vita suggerire?

Linee guida OMS-ISH 1999

Non sono disponibili studi randomizzati che dimostrino che la riduzione della pressione arteriosa attraverso le modificazioni dello stile di vita riduce le malattie cardiovascolari. È tuttavia legittimo affermare che ciò è del tutto probabile considerando che i dati degli studi di intervento dimostrano che i benefici della terapia antiipertensiva sono determinati dalla riduzione della pressione arteriosa in sé, prima che da qualsiasi altro effetto derivante da particolari modalità di trattamento. Le modificazioni dello stile di vita (o terapia non farmacologica) sono inoltre utili per diverse ragioni complementari, come sottolineato nel WHO Technical Report on Hypertension Control, e cioè per:

  • Ridurre la pressione arteriosa nel singolo soggetto.
  • Diminuire la necessità di farmaci antiipertensivi e ottimizzarne l'efficacia.
  • Agire sugli altri fattori di rischio presenti.
  • A livello di popolazione, per la prevenzione primaria dell'ipertensione arteriosa e delle malattie cardiovascolari ad essa associate.

Stile di vita e pressione arteriosa
  • Le modificazioni dello stile di vita devono essere istituite nel contesto di un programma strutturato che comprenda il contatto frequente con il personale sanitario competente (infermieri, dietisti, psicologi e altri terapisti, nonché il medico responsabile del paziente).
  • Le raccomandazioni devono essere rese specifiche per ogni paziente applicando le tecniche più moderne nel campo.
  • Le modificazioni dello stile di vita in grado di ridurre la pressione arteriosa (e quindi da applicare a tutti i pazienti) sono la riduzione del peso corporeo, la riduzione del consumo eccessivo di alcool, la riduzione di un eccessivo consumo di sale e l'aumento dell'attività fisica.
  • Particolare enfasi deve essere rivolta all'abolizione del fumo di sigaretta e a regimi alimentari che contribuiscono alla correzione dei fattori di rischio cardiovascolare associati all'ipertensione.

Abolizione del fumo di sigaretta

L'abolizione del fumo di sigaretta è forse la più importante modificazione delle abitudini di vita per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e non cardiovascolari nel paziente iperteso. A tutti i pazienti ipertesi fumatori dovrebbe pertanto essere raccomandato di smettere di fumare. Andrebbe anche tenuta nella dovuta considerazione la terapia sostitutiva con nicotina, considerata l'evidenza che essa può potenziare gli effetti di altri interventi finalizzati all'abolizione del fumo.

Riduzione del peso corporeo

Sin dall'infanzia il grasso corporeo in eccesso contribuisce a determinare i livelli della pressione arteriosa e la sua presenza costituisce il più importante fattore predittivo della successiva comparsa di ipertensione. La riduzione del peso corporeo di almeno 5 kg riduce la pressione arteriosa in gran parte dei pazienti ipertesi (di cui più del 10% è in sovrappeso) e ha anche un'azione favorevole su fattori di rischio associati all'ipertensione quali la resistenza insulinica, il diabete, l'iperlipidemia e l'ipertrofia ventricolare sinistra. La riduzione della pressione arteriosa ottenuta con la riduzione del peso corporeo può essere potenziata dal concomitante incremento dell'attività fisica, dalla riduzione del consumo di alcool nei forti bevitori e dalla riduzione dell'apporto di sodio nei soggetti ipertesi anziani (Trial Of Nonpharmacologic interventions in the Elderly, TONE). La riduzione del peso corporeo di almeno 5 kg deve essere sempre raccomandata come primo approccio, mentre ulteriori decrementi di 5 kg dovrebbero essere considerati a seconda della risposta e del peso iniziale del paziente.

Moderazione nel consumo di bevande alcoliche

Malgrado l'evidenza che una moderata assunzione giornaliera di alcool (sino a 3 bevande "standard" al giorno) può ridurre il rischio coronarico, il consumo di alcool, i livelli di pressione arteriosa e la prevalenza dell'ipertensione arteriosa nella popolazione mostrano epidemiologicamente una relazione lineare. L'alcool attenua gli effetti della terapia farmacologica antiipertensiva, ma questo suo effetto pressorio è, almeno in parte, reversibile nell'arco di 1-2 settimane se si riduce l'introito alcolico di circa l'80%. I più forti bevitori (5 o più bevande "standard" al giorno) possono andare incontro ad un aumento della pressione arteriosa dopo sospensione acuta dell'assunzione di alcool e più facilmente possono essere diagnosticati come ipertesi all'inizio della settimana se hanno trascorso un fine settimana all'insegna del bere. Ne consegue che ai pazienti ipertesi bevitori deve essere consigliato di limitare il consumo a non più di 20-30 g di etanolo al giorno per gli uomini e a non più di 10-20 g di etanolo al giorno per le donne. I pazienti devono essere messi in guardia contro l'elevato rischio di ictus associato anche al "bere sociale", cioè all'abuso di alcool fatto saltuariamente in compagnia.

Riduzione dell'introito di sale

I dati epidemiologici suggeriscono che l'introito di sale costituisce un fattore coinvolto nell'aumento della pressione arteriosa e nella prevalenza dell'ipertensione, e che tali effetti possono essere potenziati da un ridotto apporto dietetico di potassio. Studi controllati e randomizzati condotti su pazienti ipertesi indicano che la riduzione dell'introito di sodio da circa 180 mmol (10,5 g) a 80-100 mmol (4,7-5,8 g) al giorno riduce la pressione arteriosa in media di circa 4-6 mmHg di sistolica. Va tuttavia sottolineato che i pazienti rispondono in maniera considerevolmente diversa alle variazioni del consumo alimentare di sodio, con una maggiore risposta per i soggetti obesi di razza bianca e anziani. Uno studio recente su soggetti anziani ipertesi ha dimostrato l'assenza di effetti collaterali legati ad una riduzione dietetica del sodio di 40 mmol (2,3 g) al giorno, mettendo peraltro in evidenza, dopo 18 mesi, una riduzione significativa della necessità di una terapia antiipertensiva. In linea di massima, la riduzione del sodio dietetico dovrebbe avere come obiettivo il raggiungimento di un consumo giornaliero inferiore a 100 mmol (5,8 g) di sodio o a 6 g di cloruro di sodio. Tutti i pazienti dovranno essere invitati ad evitare l’aggiunta di sale al cibo e il consumo di cibi particolarmente salati (in particolare gli alimenti in scatola), e a consumare soprattutto pasti cucinati direttamente da ingredienti naturali. In molti casi sono necessari il parere di un esperto dietista e il monitoraggio del sodio urinario. L'alto contenuto di sodio e il basso contenuto di potassio di molti cibi conservati viene ormai da tempo portato all'attenzione delle industrie alimentari.

Modificazioni dietetiche complesse

I vegetariani hanno una pressione arteriosa più bassa rispetto ai consumatori di carne ed è stato osservato che uno schema dietetico vegetariano può ridurre la pressione arteriosa dei pazienti ipertesi. Una serie di studi dietetici controllati ha dimostrato che questo effetto dipende da un'azione combinata di frutta, verdura, fibre e grassi a bassa saturazione piuttosto che dalla presenza o dall'assenza delle proteine contenute nella carne. Tale conclusione è stata confermata da uno studio recente in cui soggetti anziani con ipertensione lieve o "borderline" sono stati randomizzati per 8 settimane a continuare la loro dieta abituale, ad aumentare solo il consumo di frutta e verdura, oppure a ridurre anche il consumo dei grassi totali o saturi. Aumentando soltanto il consumo di frutta e verdura, la pressione arteriosa si riduceva di 3/1 mmHg, mentre l'ulteriore restrizione dell'assunzione di grassi determinava una riduzione pressoria di 6/3 mmHg. Nei pazienti con più elevati valori iniziali di pressione arteriosa, il regime dietetico combinato riduceva invece la pressione di 11/6 mmHg. È possibile che la presenza di più elevati contenuti di calcio, magnesio o potassio possa aver contribuito agli effetti benefici di alcune di queste diete. Il consumo regolare di pesce come parte di una dieta dimagrante è stato d'altro canto osservato ridurre anch'esso la pressione arteriosa nei pazienti obesi ipertesi nonché apportare ulteriori vantaggi sotto il profilo lipidico. I pazienti ipertesi dovrebbero pertanto essere sempre invitati a mangiare più frutta e verdura, a mangiare più pesce e a ridurre l'introito di grassi.

Aumentata attività fisica

I pazienti sedentari devono essere invitati ad intraprendere un'attività aerobica di grado moderato in maniera regolare, del tipo di una passeggiata a passo sostenuto o una nuotata di 30-45 minuti 3-4 volte alla settimana. Questo esercizio moderato può essere più efficace nel ridurre la pressione arteriosa di forme più strenue di esercizio fisico quali la corsa o il "jogging", la riduzione della pressione arteriosa essendo dell’ordine di 4-8 mmHg. L'esercizio isometrico, come il sollevamento di pesi, può avere un effetto pressorio e deve quindi essere evitato.

Fattori psicologici e "stress"

I fattori psicologici, la personalità e lo "stress" fanno parte di molte delle abitudini di vita meno salutari che sono correlate all'ipertensione e all'aumentato rischio di malattie cardiovascolari. Pertanto, aiutare i soggetti a far fronte allo "stress" può avere un impatto importante sulla loro pressione arteriosa nonché sull'adesione alle terapie antiipertensive. Se lo "stress" prolungato abbia effetti cronici diretti sui livelli di pressione arteriosa è invece un problema ancora aperto e quindi, per il momento, largamente materia di ricerca scientifica. A tutt'oggi, gli studi sugli effetti antiipertensivi di varie misure "antistress" non hanno fornito risultati convincenti.

Altri interventi

Le modificazioni dello stile di vita giocano un ruolo fondamentale nel trattamento del diabete e dell'iperlipidemia. Il loro impiego (in genere una dieta povera di grassi saturi e ricca di verdura e frutta) dovrebbe quindi essere considerato quando queste condizioni sono presenti nel paziente iperteso.

Interventi di efficacia limitata o non provata nel ridurre la pressione arteriosa comprendono invece il "biofeedback", le modificazioni dei micronutrienti e l'assunzione di integratori alimentari a base di calcio, magnesio e fibre.