La scienza contro le credenze popolari 1: le creme solari

PRIMA PARTE: La disinformazione sulla crema solare

E’ stata effettuata un'analisi di quasi 1.000 video TikTok dedicati alla crema solare; si e’ visto che sebbene l'86,8% dei contenuti raccomandava l'uso della protezione solare e solo il 6% diffondeva messaggi critici o allarmistici, tuttavia, questi pochi contenuti critici ricevono molte più interazioni (like, commenti e condivisioni) rispetto ai contenuti basati sulle raccomandazioni mediche.
Viene percio’ sottolineato il noto fenomeno che una minoranza rumorosa può apparire più influente di quanto sia realmente.

Il problema:
La letteratura scientifica disponibile conferma che la fotoprotezione è uno degli interventi preventivi più efficaci in dermatologia in quanto studi clinici, studi osservazionali e meta-analisi dimostrano che l'uso corretto della crema solare riduce il rischio di melanoma e di carcinoma squamocellulare, con effetti collaterali modestissimi.

Tra gli studi più importanti citati:
• uno studio randomizzato con oltre 1.600 persone seguite per 8 anni ha mostrato una riduzione del 35% del carcinoma squamoso nei soggetti che applicavano quotidianamente la crema solare;
• un secondo studio con 15 anni di follow-up ha osservato una riduzione significativa del melanoma invasivo negli utilizzatori abituali rispetto agli utilizzatori occasionali.

Molte contestazioni verso l’uso delle creme solari sono sorte pero' sulla base di un recente studio australiano (2025), che ha arruolato 639 partecipanti e confrontato l’ uso sistematico di crema con fattore di protezione (SPF) 50+ (a differenza degli studi precedenti basati su fattori inferiori) e con un uso solo discrezionale della protezione solare.
Dopo circa un anno si e’ riscontrato che i soggetti che usavano regolarmente la protezione solare presentavano livelli medi di vitamina D inferiori e una frequenza di carenza vitaminica del 45,7% contro il 36,9% del gruppo di controllo. Su questa base alcuni ne sconsigliano fortemente l’uso.

Questo argomento ha in effetti una base di verita’ ma non appare tale da giustificare l'abbandono della fotoprotezione e il rischio di cancro della pelle. Semmai suggerisce di monitorare i livelli di vitamina D e valutare un'eventuale integrazione.

In conclusione:
• Le prove scientifiche sono solide.
• I benefici superano nettamente i rischi.
• L'effetto sulla vitamina D rappresenta una considerazione clinica aggiuntiva, non una ragione per sconsigliarne l'uso.

D.Z.

Alcune fonti sono riportate alla fine della seconda parte



  

Penna o tastiera? Le differenze nell’attivazione delle reti cerebrali

Lo studio ha confrontato l'attività cerebrale di 36 giovani studenti universitari durante la scrittura a mano e la digitazione su tastiera, utilizzando un EEG ad alta densità con 256 elettrodi. La scrittura manuale determina una maggiore connettività funzionale tra le regioni corticali centro-parietali, soprattutto nelle bande theta (3,5–7,5 Hz) e alfa (8–12,5 Hz), associate a processi di integrazione sensomotoria, attenzione e memoria. Gli autori attribuiscono questo fenomeno alla complessità dei movimenti grafici e all'integrazione delle informazioni visive, motorie e propriocettive.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio è infatti il suo contributo al concetto di embodied cognition, secondo il quale i processi cognitivi sono strettamente integrati con le esperienze corporee e sensomotorie. Nella scrittura manuale, la rappresentazione di una parola non deriva soltanto dall'elaborazione linguistica, ma anche dalla produzione di una sequenza motoria complessa, associata a feedback visivo e propriocettivo. Il cervello deve continuamente confrontare il programma motorio con il movimento effettivamente eseguito e con il risultato grafico. Questa integrazione multisensoriale potrebbe spiegare, almeno in parte, la maggiore estensione delle reti funzionali osservata. Va peraltro evitata un'equivalenza semplicistica: maggiore connettività cerebrale non significa necessariamente migliore funzionamento cognitivo. Una maggiore sincronizzazione potrebbe riflettere una migliore integrazione funzionale, ma anche una più rilevante richiesta attentiva o complessità esecutiva. In altri contesti, una minore attivazione o connettività può persino essere compatibile con una maggiore efficienza neurale.
Per verificare la rilevanza clinica e cognitiva di questi risultati, studi successivi dovrebbero confrontare scrittura manuale e digitazione abituale, includendo una valutazione oggettiva dell'apprendimento. Sarebbero particolarmente informativi protocolli che prevedano test di richiamo immediato e differito, valutazioni della comprensione e della memoria a lungo termine, registrazioni EEG durante compiti con difficoltà motoria comparabile e popolazioni differenti per età e condizioni cliniche.
Un altro aspetto importante sarebbe dimostrare una correlazione tra modificazioni della connettività funzionale e miglioramento delle prestazioni cognitive nello stesso individuo. Questo permetterebbe di passare dall'identificazione di un correlato neurofisiologico a una valutazione più convincente della sua rilevanza funzionale.
In sintesi
Lo studio suggerisce che la scrittura manuale coinvolga reti cerebrali più estese rispetto alla digitazione, con possibili implicazioni per l'apprendimento e la neuroplasticità. Tuttavia, una maggiore connettività EEG non equivale necessariamente a una migliore prestazione cognitiva. Il lavoro offre quindi un'interessante base neurofisiologica a favore della scrittura manuale, ma non fornisce prove definitive della sua superiorità nell'apprendimento.


Giampaolo Collecchia e Riccardo De Gobbi


Riferimento bibliografico
Van der Weel FR, Van der Meer ALH. Front Psychol. 2024;14:1219945. DOI: 10.3389/fpsyg.2023.1219945



  

Introduzione precoce delle uova nell'alimentazione dei bambini piccoli

Fino a pochi anni fa si raccomandazione in via prudenziale di introdurre alimenti allergizzanti come uova o frutta secca dopo il primo anno di età per ridurre il rischio di allergia. Dal 2015 le linee guida sono cambiate e ora raccomandano l'introduzione di questi alimenti a partire dai 4 - 6 mesi.

Alcuni ricercatori australiani hanno voluto valutare se l'introduzione precoce delle uova durante lo svezzamento abbia effettivamente ridotto la prevalenza dell'allergia all'uovo a livello di popolazione.
Lo studio, di tipo trasversale, ha confrontato due coorti di lattanti (11-15 mesi) reclutati con la medesima metodologia: prima delle linee guida (2007–2011): 5.276 lattanti e dopo le linee guida (2018–2019): 1.933 lattanti.
L'età mediana di introduzione dell'uovo è scesa da 8 mesi (coorte 2007-2011) a 6 mesi (coorte 2018-2019). La prevalenza dell'allergia all'uovo è diminuita dal 9,2% al 7,6%. Il beneficio è stato nettamente superiore nei neonati affetti da dermatite atopica/eczema precoce, dove la prevalenza dell'allergia all'uovo è crollata dal 34,6% al 21,9%.

Che dire?


Già lo studio LEAP [2] aveva dimostrato che l'introduzione precoce delle arachidi riduce significativamente la frequenza di sviluppo dell'allergia alle arachidi nei bambini ad alto rischio suggerendo che la che la tolleranza immunologica orale si sviluppa esponendo precocemente il sistema immunitario agli allergeni durante la prima infanzia. Questo studio fornisce la prova epidemiologica reale ("real-world evidence") che il cambio delle raccomandazioni pediatriche si traduce in un beneficio concreto di salute pubblica a livello di popolazione.

In pratica gli studi confermano l'ipotesi della "doppia esposizione allergenica": l'eczema facilita la sensibilizzazione allergica attraverso la cute lesa; l'introduzione precoce dell'alimento per via digestiva previene l'insorgenza dell'allergia sistemica fornendo un segnale di tolleranza.
A questo punto si impone una riflessione generale: la scienza medica procede per tentativi ed errori e le linee guida riflettono non una verità immodificabile ma lo stato delle conoscenze al momento in cui vengono scritte.

Renato Rossi


Bibliografia

1.Koplin JJ, Shifti DM, Soriano VX, Wijesuriya R, Moreno-Betancur M, Odoi A, Ponsonby AL, Perrett KP, Lowe AJ, Tang MLK, Allen KJ, Dharmage SC, Peters RL. Egg Allergy Prevalence Before and After Guidelines for Earlier Egg Introduction. JAMA Pediatr. 2026 Jun 8:e262080. doi: 10.1001/jamapediatrics.2026.2080. Epub ahead of print. PMID: 42258202; PMCID: PMC13247846.

2. Du Toit G, Roberts G, Sayre PH, Bahnson HT, Radulovic S, Santos AF, Brough HA, Phippard D, Basting M, Feeney M, Turcanu V, Sever ML, Gomez Lorenzo M, Plaut M, Lack G; LEAP Study Team. Randomized trial of peanut consumption in infants at risk for peanut allergy. N Engl J Med. 2015 Feb 26;372(9):803-13. doi: 10.1056/NEJMoa1414850. Epub 2015 Feb 23. Erratum in: N Engl J Med. 2016 Jul 28;375(4):398. doi: 10.1056/NEJMx150044. PMID: 25705822; PMCID: PMC4416404.



  

STORIA DI SERENELLA

Prologo: Una visita inaspettata

Non c’è nulla che rompa la pace più di un campanello che suona con insistenza. Il fatto poi che l’ elettricista, ai suoi tempi, ne avesse montato uno che strideva come un corvo in agonia costituiva un altro punto a sfavore. Mandai l’ ennesimo accidente all’ elettricista e mi diressi zoppicante al citofono, collegato al cancelletto del giardino.

Aprii lo scatto senza chiedere chi fosse, tanto solo i corrieri venivano a trovare gli abitanti di questa villetta isolata. Probabilmente qualcosa comperata su Amazon da Annabella. Poi aprii la porta e rimasi lì a bocca aperta.

Non che fosse uno spettacolo orripilante: una brunetta con gli occhiali, un nasino impertinente, due occhi che ridevano sopra un sorriso un pò sfottente, che sbandierava una specie di tesserino.
“Stampa! – strillò, e rideva – sto cercando un capo indiano, un Sachem – e rise più forte – mi hanno detto che abita qui! “
Poi la risata si smorzò in un sorriso un po’ intimidito “Sachè, mi riconosci, vero? Ti ricordi di me?”
“Serenella! “riuscii a rantolare, ancora soffocato dalla sorpresa. E sentii dietro di me Annabella, accorsa anche lei al campanello, che emetteva anche lei un suono soffocato, di sorpresa.
“Serenè, la mia figlioccia, ma sei proprio tu?” E d’istinto, senza accorgercene, ci buttammo tutti le braccia al collo “ Ma come hai fatto a trovarmi?”
“ Ma che non lo sai che sono la giornalista investigativa più brava che esista a sud del Polo Nord?” .
Sorrisi alla vecchia battuta. Lei mi guardò timidamente: “Posso entrare, Sachè? Ti dispiace? Scusa se mi sono fatta viva così all’ improvviso…”.
Come era possibile dire di no a Serenella, un tempo bambina prodigio di Collerotto, ora giovane donna, ma che non sembrava aver perso nulla della verve che la distingueva?

Così entrò, si sedette in salotto e, sorseggiando il the che aveva preferito (per motivi di linea, sospettavo) alla cioccolata calda di cui era golosa dall’infanzia, spiegò:

“Vedi Sachè, la borgata è davvero cambiata da quando tu ancora ci abitavi ed io ero una ragazzina. È più bella, moderna, con gli edifici in mattoni, le strade coi marciapiedi. Certo, qualche zona è rimasta rustica e selvatica ma l’aspetto generale è tutto diverso. Sai – diventò pensierosa – il Bar dello Zozzo è sparito. Quando Bruno è rimasto coinvolto in un incidente è stato rilevato da un giovanotto che ha rinnovato tutto; la Via delle Canarine ha ripreso il suo nome vero, quello “catastale” e le canarine se ne sono andate o si sono sparse nella borgata; la Casa dell’ Angelo, l’ alberghetto di Annabella, invece esiste ancora ma è diventato un B&B con un ristorantino favoloso, gestito dalle Quattro Streghe.
Vedi, Sachè, quando sei andato via da Collerotto, così all’ improvviso, a tanti di noi è venuto un colpo… Avrai avuto le tue buone ragioni, immagino, ma mi è dispiaciuto molto perdere quello spirito di borgata che ci aveva uniti tutti, in passato.
Ricordo quel periodo come una specie di paradiso, perciò ho deciso di raccogliere i ricordi di quel tempo in un libro. E sarà un libro favoloso! Però ho bisogno – e qui mi guardò un pò di traverso, con quel sorrisetto un po’ sfottente che ricordavo tanto bene – di qualcuno che possa aiutarmi a capire quello che all’ epoca non capivo, che possa integrare coi suoi ricordi quello che a prima vista potrebbe sembrare una cronaca arida e insapore… Insomma mi serve – e qui il sorriso si allargò in una adorabile risata – un vecchio Sachem che mi faccia da voce narrante”.

Smise di ridere e mi guardò, speranzosa ma un po’ intimidita.
“Mi aiuti, vero? ” E, senza nemmeno aspettare la mia risposta “Ho in macchina un sacco di materiale, ho svuotato cantine e soffitte, ho registrato le storie degli anziani ancora vivi. Posso portarlo qui?”
E mentre io stavo ancora a bocca aperta, cercando una scusa, balzò correndo verso la porta “Lo sapevo che potevo contare su di te! Il mio Padrino adorabile!”.

E così mi ha fregato...

Cap. 1 - La prima infanzia

Anche in borgata possono nascere persone speciali. Una di queste (l’avevamo gia’ conosciuta in altre storie) è Serenella, la geniale ragazzina delle elementari col pallino del giornalismo che faceva già alle elementari, a tempo pieno, la cronista del giornalino scolastico.

La storia di Serenella è poco nota: a me l’ avevano raccontata i genitori una volta che mi avevano invitato a pranzo in occasione di una mia piccola cortesia (ma questa è un’ altra storia).
La famiglia Bardi, venuta a Roma in cerca di lavoro, era stata ospite per un lungo periodo al Centro, presso certi anziani zii. Collerotto ancora non esisteva.

La piccolissima Serenella restava in custodia degli zii per intere giornate. Non c’era ancora la televisione in tutte le case, e la bambina si annoiava; si sedeva quindi sulle ginocchia dello zio e pretendeva di capire cos’era quel grande pezzo di carta che lui guardava con tanta attenzione. Non ci volle molto che prese l’abitudine tutti i giorni di sedersi sulle sue ginocchia a “leggere il giornale” insieme a lui.
Poi pero’ si annoiava a stare così senza fare niente: pretendeva percio’ che lo zio Alfredo gli spiegasse cosa erano quegli strani segni che lui guardava con tanto interesse, e quando lui le spiegò che a quei segni corrispondevano dei suoni, e a quei suoni delle parole, in casa non ci fu più pace. Non passava giorno senza che Serenella si mettesse a “leggere il giornale” indicando questo o quel segno, chiedendo cosa significassero e a quali suoni corrispondessero.
Un giorno, esitando e storpiando un po’, riuscì a leggere la sua prima parola completa. Non aveva neppure tre anni, e lo zio Alfredo ando’ in sollucchero.
Le cose poi si complicarono: non fu facile spiegare alla bambina che lo stesso suono poteva essere scritto in modo diverso, che la scrittura a mano era diversa da quella stampata ma che potevano significare la stessa cosa; tutta la famiglia si riuniva a partecipare ai progressi e la bambina, sentendosi apprezzata e coccolata, rispondeva con gioia a queste attenzioni. E imparava.

Poi scoprì “la Tana”.
Niente di che: uno stanzone appartato, con un grande finestrone, adibito a magazzino delle cose inutili: mobili vecchi, attrezzi vari, scatoloni di gingilli in disuso e, meraviglia delle meraviglie, un cassone pieno di vecchi libri e fumetti, in parte sfascicolati, in parte più o meno integri.
E quello divenne il paradiso di Serenella.
Non c’era dubbio: se non si trovava in giro, se non rispondeva ai richiami, era certo di trovarla nella Tana, magari sotto un tavolino, a cercare di leggere avidamente qualche libro di cui, naturalmente non capiva un granchè.

“ Papà – chiedeva dopo – perchè qui dice che l’ eroe “leggeva tra le righe”? Io ho guardato, tra le righe non c’è scritto niente! – e, con aria da maestrina saputella – Guarda che ho guardato pure con la lente, ma davvero non c’è scritto niente!”.
“ Mamma, perché questi signori li chiamano “Bravi” mentre in realtà sono cattivi? Perché nessuno ha avvertito Don Abbondio?”.
E così via, con disperazione dei genitori che, avendo fatto solo le elementari, spesso non sapevano cosa rispondere…
Per disperazione, (ma anche con una sensazione di orgoglio) appena l’ età lo permise Serenella venne iscritta all’ asilo delle suore, in modo che la madre potesse un po’ respirare durante il giorno.

Dalle suore imparò che:
- Pure se sono donne come la mamma, non sempre sono pazienti come lei
- Che mentre gli altri bambini giocavano in cortile, lei, “siccome era brava” doveva riempire pagine e pagine di stupide aste e di cerchietti con gli occhielli
- Che, “siccome era brava e sapeva capire da sola” nessuno le dava retta.
- Che “essere tanto bravi” a volte è una fregatura

Non sempre la cosa veniva a discapito, perchè così le lasciavano fare, almeno in parte, quello che le pareva, però….
Insomma passò dall’ asilo alla prima elementare che sapeva già leggere e scrivere correntemente.


Cap. 2 - Serenella alle elementari

La prima elementare comincio’ in un clima di delusione: dovette ricominciare a riempire pagine di stupide aste e di cerchietti di forma tonda o allungata (che ormai riconosceva benissimo come lettere corsive) pero’ siccome finiva gli esercizi (anche se un pò pasticciati per la fretta) in pochi minuti, attrasse la particolare attenzione della maestra che, anche non avendo una penna rossa, le ricordava di una che aveva letto in un libro.

Serenella raccontò ai genitori orgogliosi che la maestra le aveva chiesto di scrivere il racconto di ciò che aveva fatto la domenica (non sapeva bene cosa fosse un Tema). Lei si era applicata con entusiasmo riempiendo diverse pagine con la sua scrittura ancora rozza e infantile. Descrisse la Messa, la passeggiata con i genitori, come si fossero messi a chiacchierare con un signore che li conosceva. Aveva consegnato il tema alla maestra che era rimasta stupefatta (chissà perchè! aveva pensato Serenella) e aveva voluto portarla dalla direttrice per mostrarglielo.
“Ma che è questa roba?” Fece quella nanerottola ossuta, bianca e curva, poco più alta di Serenella.
“Ma siamo agli inizi della prima elementare … “ Cercò di obiettare la maestra.
“Ma non vede che non sa scrivere? Qui dice che ha incontrato un “omo” mentre doveva dire “un uomo”! Veda piuttosto di insegnarle l’ortografia!”
Tornarono mortificate in classe. Serenella chiedeva come mai le strade fossero tappezzate della pubblicità di un detersivo che si chiamava “Omo” e nessuno protestava, e invece a lei…
La maestra cercò di consolarla, mentre Serenella non riusciva a capire come mai la cosa dovesse essere tanto grave, mentre lei aveva scritto tante altre cose belle.
Ci rimase malissimo e decise di smettere di studiare.

Anche i genitori ci rimasero malissimo ma poi capitò che avessero trovato un appartamentino in borgata, dove le case costavano poco, e così le cambiarono scuola. Una scuola rustica, piena di studenti rustici anch’ essi ma spontanei, con maestri giovani e una direttrice molto accomodante.
Lì Serenella si riconciliò con la scuola. Si mise a scrivere gia’ alle elementari per il giornalino scolastico, prese modi ed espressioni da persona più grande e divenne un fenomeno stranamente apprezzato e amato in tutta la borgata: una saccentina, però spontanea e adorabile, per la quale il Sachem avrebbe fatto cose folli.
La sua passione divenne il giornalismo d' inchiesta.

Il Sachem rideva dicendo che Serenella era riuscita a dare un’ immagine importante alla voglia femminile di impicciarsi dei fatti degli altri.

Cap. 3 - Il primo scoop

Che Giulio non fosse una cima, lo sapevano tutti. Ma che fosse cretino fino a questo punto, non se lo sarebbe immaginato nessuno. Tanto meno se lo immaginava Serenella quando, andata ad aiutare Giuliana, la moglie di Giulio, per le pulizie di Pasqua, ebbe modo di mettere le mani su un quaderno malconcio finito dietro l’ armadio dello sgabuzzino.

La cosa che colpì la giovanissima futura giornalista fu che, sebbene sporco e malconcio, il quaderno all’ interno appariva scritto ordinatamente e non sembrava davvero molto vecchio. Inoltre era posto un pò sporgente dietro l’ angolo dell’ armadio in modo da essere facilmente raggiungibile, e le scritte erano ordinate, divise in paragrafi, contraddistinte da una serie di misteriosi geroglifici.
Benchè fosse un’ ancora giovanissima ragazzina di buona famiglia, ancora ignara di certi lati della vita, persino Serenella sembrò fiutare qualcosa di strano: dopo una breve lotta tra la ragazzina beneducata e la giornalista ficcanaso quest’ ultima vinse alla grande, e il quadernetto scomparve nella tasca del camicione per le pulizie.
Riapparve solo più tardi, nella tranquillità della sua cameretta.

Le scritte apparivano effettivamente ermetiche e misteriose; ogni pagina era contrassegnata da una sigla, una serie di numeri alternati a lettere, poi finivano con una serie di crocette (da una a 5, verificò Serenella) e qualche volta un punto esclamativo.
Non è che ci si capisse molto, ma il pungolo della curiosità cominciò ad ossessionarla. Dicono che la curiosità è donna. figuriamoci se si tratta di una ragazzina capocronista del giornalino scolastico con la fissa di diventare un’ importante giornalista d’ assalto…

La prima ipotesi fu che si trattasse di una lista di ristoranti: in fondo le prime cifre sembravano quelle di una data; poi ogni certe parole parevano indicare delle pietanze. A Giulio sembravano piacere molto le cosce e il petto (di pollo, supponeva Serenella anche se a lei sembrava stoppaccioso); si accennava ogni tanto anche a condimenti e verdure (cetrioli, carote), poi alla fine un numero sembrava esprimere la qualità complessiva.
Però era strano… Giulio non era particolarmente noto per le sue competenze culinarie, e quando Serenella cominciò a chiedere in giro con l’ aria innocentina che sapeva prendere così bene, gli uomini ridevano e cambiavano discorso (“ sei ancora troppo piccola per queste cose”), le donne prendevano un’ aria sognante e, con profondi sospiri le mettevano una mano sul capo (“ sei ancora troppo giovane per queste cose”).

Era complicato.

Però in quel periodo il giornalino scolastico partì con un’ inchiesta sugli spericolati in motorino che investivano o scippavano le vecchiette (termine scrupolosamente corretto con “anziane” ) e il quaderno giacque dimenticato in un cassetto. Presa dall’ inchiesta sui motorini Serenella non fece caso allo strano comportamento di Giulio che andava in giro con l’ aria sempre guardinga e atterrita.
Non ci fece caso, era ancora troppo giovane.

Ripensò alla faccenda quando le capitò di intervistare “Samantha l’Atomica”.
Samantha (“mi raccomando, col ti-acca”) aveva acconsentito stranamente a farsi intervistare perché, aveva confessato sottovoce, aveva conosciuto un bottegaio al Centro che aveva promesso di sposarla. Così tra poco tempo, senza dire niente a nessuno, se ne sarebbe andata a vivere lontano da Collerotto. Però prima di sparire voleva far sapere a tutta la gente della borgata cosa si stavano perdendo.

“Serenè, credimi , se la borgata è ancora in pace è tutto merito mio!”.
E comiciò a raccontare, di fronte ad una perplessa Serenella, come lei fosse la Regina delle Canarine, come fosse rispettata e ben pagata (Ma per che cosa? – si chiese inizialmente la ragazzina) come tutti gli uomini l’amassero, come tutte le donne la temessero, la odiassero ma anche la rispettassero, forse per timore.

E parlò anche di Giulio.
Giulio, spiegò, era stato il più grande, famoso e amato seduttore della borgata. Raccontò che per questo motivo era stato soprannominato “Purchè respirino” o, “Lo Scopone” o, in modo esotico, “El Trombador”. Raccontò come corteggiasse tutte le donne che gli capitassero vicino e come, a suo dire, finisse sempre per farci sesso. Come gli uomini pur guardandolo in cagnesco finora lo avessero lasciato in pace, ciascuno convinto che le proprie donne fossero miracolosamente refrattarie al fascino dello Scopone, raccontò anche come le donne facevano l’aria severa in presenza dei mariti e invece si sdilinquivano tutte in loro assenza.

Poche avevano resistito, e solo un paio di volte Giulio era stato “investito da una macchina” in qualche vicolo poco illuminato e ritrovato pesto e sanguinante.
Ogni tanto, in questi casi, Giulio correva a farsi consolare dalle Canarine (che, spiegò Samantha, erano donne di buon cuore che per pochi spiccioli consolavano i maschi che erano mancanti di affetto in casa). E Samantha, modestamente, era la preferita da Giulio, che la premiava sempre con altissimi voti.
“Ma che voti? – chiedeva Serenella ancora frastornata da tutti quei concetti nuovi – Che, vi faceva pure un esame?”.
Samantha rideva piano e cercò di spiegarle a mezze parole che Giulio amava tenere un ricordo di tutte le sue prestazioni e ogni tanto si crogiolava nei ricordi. Una specie di diario molto ma molto particolareggiato dove esprimeva in modo criptico ma preciso le sue esperienze.
“ Se potessi metterci sopra le mani – se ne uscì con un sospiro – glielo farei vedere io a quelle smorfiose che mi guardano dall’ alto in basso ma che poi non sanno meritarsi neppure la sufficienza! E mi divertirei a ridergli in faccia, a quelle zoccole, zoccole come me, ma solo da quattro soldi.

Quando Serenella rientrò stordita in casa, la prima cosa che le venne in mente fu la curiosità di sapere perché Samantha si fosse definita “zoccola”.
Il vocabolario (una vecchissima edizione) non le fu di grande aiuto; solo dopo un pò sfogliando una guida stradale le capitò per caso sotto gli occhi la “Via delle zoccolette”, a Lungotevere, vicino al Centro.
Chiese lumi a Gustavo, il primo della classe in IV C che aveva il padre bibliotecario e che riusciva a portare in classe dei misteriosi libri “proibiti”.

Dopo essersi informato prima (ma questo non lo confessò, per la soddisfazione di fare il sapientone con Serenella) Gustavo spiegò che le Zoccolette erano le ragazze che venivano a Roma dalle campagne circostanti per fare le servette o altro; erano chiamate così perché non avevano scarpe, ma solo gli zoccoli di legno che si usavano in campagna.
Serenella aveva addentato la preda “E perché hanno chiamato così quella strada? E cosa facevano di “altro”, come dici tu?”
Gustavo in fondo era un timidone; arrossì e cercò di spiegare balbettando “Beh, in quella strada c’era un palazzo dove venivano ospitate queste ragazze finché non si sistemavano. Da lì hanno dato il nome alla strada”
“ E che “altro” facevano? Di che si trattava?” Implacabile.
“ Beh penso che cucissero, tagliassero vestiti, vendessero robetta “
“ E che altro?” Non ce la vedeva proprio Samantha intenta a tagliare e cucire…
Lo sguardo implacabile di Serenella doveva essere terrorizzante perchè Gustavo le si accostò all’ orecchio e, sempre più balbettante, cercò di spiegare a Serenella i misteri della vita. Malgrado lui stesso non avesse le idee del tutto chiare Serenella venne folgorata da una serie di rivelazioni: in un lampo capì certe allusioni che finora non aveva saputo interpretare, capì i motivi di certi divieti e di certe esortazioni, capì il mistero delle Canarine, di Samantha e, in un lampo accecante, il significato del quaderno di Giulio…
Col cuore che le batteva forte, decise di non approfondire quanto c’era scritto, non se la sentiva ancora. Forse più in là.
Nascose il quaderno in fondo ad un cassetto e se ne dimenticò.

Solo da poco, raccogliendo il materiale sulla Storia di Collerotto, il quaderno era saltato fuori.

Fu uno dei primi “reperti” che Serenella mi presentò quando accomodata sul divano di casa mia cominciò ad aprire gli scatoloni di materiale “storico” reperito qua e là.

Lo sfogliai con curiosità, lo confesso, cercando di accoppiare le iniziali indicate ad ogni pagina con le persone che avevo conosciuto a Collerotto. In questo, rispetto a Serenella, ero avvantaggiato…
“ Ma guarda – riflettevo tra me e me – questa potrebbe essere la figlia del macellaio e a quanto sembra di capire era una virtuosa di certe prestazioni extra… E questa? Le iniziali potrebbero indicare questa o quella signora… “.
Sfogliavo un pò guardingo, timoroso di trovarci qualcosa di inaspettato, quando Annabella me lo strappò di mano
“Fai leggere anche a me, egoista!”
E si mise a sfogliarlo ridendo divertita quando le sembrava di riconoscere certe iniziali.
“Questa è la Tizia, lo sapevo già – e alle nostre occhiate interrogative – Non dimenticate che gestivo la Casa dell’Angelo, e lì le camere in affitto ne hanno viste di tutti i colori…”.
E rideva leggera, ricordando i vecchi tempi.
Io la guardavo ridere e respiravo di sollievo, ormai certo che non avrei trovato le sue iniziali nel quaderno.


Magari ero un tipo sveglio, emancipato, di larghe vedute, però un pochettino mi avrebbe proprio scocciato.

Daniele Zamperini – 2022
“Ricordando il Bar dello Zozzo”
Matite di Roberta Floreani



  

Novità in Gazzetta Ufficiale 24 - 30 ottobre 2026

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Fabhalta». (Determina n. 58/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 15.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 250 del 27.10.26)

Regolamento in attuazione dell'articolo 12 della legge 10 novembre 2021, n. 175, recante «Disposizioni per la cura delle malattie rare e per il sostegno della ricerca e della produzione dei farmaci orfani»
DECRETO DEL MINISTERO DELLA SALUTE N. 198 DEL 05.08.26 (Gazzetta Ufficiale n. 252 del 29.10.26)

Aggiornamento dell'elenco delle malattie infettive sottoposte a sorveglianza e rilevanti, mediante l'inserimento dell'infezione da Hantavirus, quale malattia emergente
DECRETO DEL MINISTERO DELLA SALUTE DEL 07.08.26 (Gazzetta Ufficiale n. 252 del 29.10.26)

Attribuzione degli oneri di ripiano della spesa farmaceutica per acquisti diretti per l'anno 2025
COMUNICATO DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO (Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30.10.26)



  

Gli incidentalomi surrenalici

L'uso sempre più diffuso della TAC addominale ha portato alla diagnosi relativamente frequente di piccoli noduli surrenalici del tutto asintomatici ("incidentalomi").

Come distinguere quelli maligni?

Se la radiodensità è inferiore a 10 unità Hounsfield (HU) nelle scansioni TC senza mezzo di contrasto si tratta quasi sicuramente di adenomi benigni.

Ricordiamo che in una TAC, le Unità Hounsfield (HU) misurano la densità dei tessuti:

• Aria: circa -1000 HU
• Grasso: circa -100 a -30 HU
• Acqua: 0 HU
• Tessuti molli: circa 20-80 HU
• Osso: da +300 HU in su

Quando un referto parla di una radiodensità inferiore a 10 HU, significa che la struttura esaminata ha una densità molto vicina a quella dell'acqua o addirittura inferiore.

Naturalmente, la valutazione completa deve considerare anche altri parametri: dimensioni del nodulo, omogeneità o eterogeneità, eventuale crescita nel tempo, presenza di secrezione ormonale (cortisolo, aldosterone, catecolamine, ecc.), storia oncologica del paziente.

Supponiamo per esempio di avere un referto del genere: diametro del nodulo 1 cm, ≤10 HU, assenza di secrezione ormonale, aspetto omogeneo, nessuna storia oncologica rilevante. In questo caso è ragionevole diagnosticare un adenoma benigno: nessun monitoraggio radiologico periodico obbligatorio, salvo diversa indicazione dello specialista.
Questo rappresenta uno dei casi più rassicuranti tra gli incidentalomi surrenalici. Non equivale a rischio zero assoluto, ma il rischio che si tratti di qualcosa di maligno è considerato molto basso.

Tuttavia, la soglia di 10 HU non è valida nelle scansioni con mezzo di contrasto, perchè in questo caso la densità non può essere misurata in modo preciso. In uno studio di tipo osservazionale retrospettivo i ricercatori hanno analizzato di dati di 1320 pazienti e identificato 1500 incidentalomi surrenalici (>/= 1 cm) rilevati grazie a una TC con mezzo di contrasto. Nessuno dei pazienti aveva una storia di cancro.
La benignità della lesione veniva confermata se non si sviluppava un cancro surrenalico nel periodo di 5 anni e se le dimensioni del nodulo rimanevano stazionarie.
In tutto si è sviluppato un cancro surrenalico solo in 1 caso sviluppatasi dopo 9 anni dal riscontro occasionale.

Insomma i piccoli noduli surrenalici (1-2 cm) scoperti tramite TAC con mezzo di contrasto sono quasi sempre benigni. In questo caso è ragionevole non prevedere un follow-up né richiedere una TAC senza contrasto per valutare con precisione la radiodensità. Questo non vale se il paziente ha un'anamnesi positiva di tipo oncologico, ha sintomi oppure per noduli di dimensioni maggiori o con tessuto disomogeneo. Possiamo comunque richiedere degli esami ormonali e nel caso il radiologo consigli un controllo a distanza illustriamo al paziente il rischio molto basso che si tratti di una forma maligna in modo che possa prendere una decisione consapevole.


Renato Rossi


Bibliografia

Corwin MT, et al. Prevalence of malignancy among incidental indeterminate adrenal nodules on contrast-enhanced CT in patients without known cancer: A multiinstitutional study. AJR Am J Roentgenol 2026 Mar; 226:e2533559. DOI: 10.2214/AJR.25.33559.






  

Mieloma multiplo: ruolo del medico di medicina generale

Il mieloma multiplo è una neoplasia maligna caratterizzata dalla proliferazione clonale di plasmacellule nel midollo osseo, dalla produzione di immunoglobuline monoclonali o catene leggere libere e da conseguente danno d'organo. Sebbene rimanga una malattia incurabile, i nuovi trattamenti hanno prolungato la sopravvivenza e migliorato la qualità di vita.


Trattamento di Prima Linea

Si divide in base all'idoneità al trapianto autologo di cellule staminali (ASCT), stabilita principalmente dall'età (<70 anni) e dall'assenza di severe comorbilità.

• Pazienti idonei al al trapianto: ricevono un'induzione con tre farmaci (es. VRd: bortezomib + lenalidomide + desametasone) o quattro (aggiunta di daratumumab), seguita da chemioterapia ad alto dosaggio (melfalan), trapianto e mantenimento con lenalidomide.

• Pazienti non idonei al trapianto: utilizzano regimi continui a base di immunomodulanti e anticorpi monoclonali, come DRd (daratumumab + lenalidomide + desametasone).


Principali classi di farmaci utilizzate

• Inibitori del Proteasoma (es. Bortezomib, Carfilzomib): bloccano la degradazione delle proteine nelle plasmacellule portandole all'apoptosi.
• Immunomodulanti / IMiD (es. Lenalidomide, Pomalidomide): stimolano la risposta immunitaria contro il tumore e ne degradano i fattori di crescita.
• Anticorpi Monoclonali Anti-CD38 (es. Daratumumab): colpiscono selettivamente le plasmacellule per distruggerle tramite il sistema immunitario.
• Corticosteroidi (es. Desametasone): presenti in quasi tutte le linee di trattamento per l'effetto sinergico e citotossico.


Terapie avanzate e per pazienti con ricadute

• Engager bispecifici delle cellule T (BiTEs - es. Elranatamab): reclutano direttamente i linfociti T del paziente contro il bersaglio tumore (es. BCMA).
• Terapia con cellule CAR-T: terapia genica personalizzata con riprogrammazione dei linfociti T del paziente.
• Inibitori dell'esportazione nucleare (es. Selinexor) e nuove terapie emergenti (CELMoD, ADC): riservati alle linee avanzate di malattia.


Ruolo della Medicina Generale

Il ruolo del Medico di Medicina Generale (MMG) nella gestione del paziente con mieloma multiplo è fondamentale per garantire la continuità assistenziale, la prevenzione delle complicazioni e il supporto quotidiano. Si articola in quattro aree chiave:

• Diagnosi e riconoscimento precoce. Il MMG è spesso il primo a identificare i segni iniziali della malattia o delle recidive, noti come criteri CRAB: Calcio elevato (ipercalcemia)Renale (insufficienza o alterazione della funzione renale)Anemia (stanchezza, pallore, citopenie) Bone (dolori ossei persistenti, in particolare a livello della colonna vertebrale, o fratture patologiche)

• Le infezioni rappresentano la principale causa di morbilità e mortalità nei pazienti con mieloma. Il MMG interviene attraverso le vaccinazioni: somministrazione periodica dei vaccini raccomandati (antinfluenzale, anti-COVID-19 e anti-pneumococco). È fondamentale evitare i vaccini vivi nei pazienti trattati con anticorpi bispecifici (es. elranatamab) o cellule CAR-T. Indispensabile la profilassi antimicrobica e antivirale: Herpes Zoster (monitoraggio della profilassi con valaciclovir (500 mg/die, prescritta nei pazienti in terapia con inibitori del proteasoma (bortezomib) o anticorpi anti-CD38; polmonite da Pneumocystis jirovecii (verifica della profilassi con cotrimossazolo 3 volte a settimana nei pazienti che assumono alte dosi di corticosteroidi o nei 6–12 mesi post-trapianto); epatite B (monitoraggio della profilassi con entecavir nei pazienti con infezione da HBV pregressa o cronica); gestione dell'ipogammaglobulinemia (riconoscimento di infezioni batteriche ricorrenti e invio all'ematologo per la valutazione dell'impiego di immunoglobuline endovena).

• Monitoraggio della Sicurezza e Gestione degli Effetti Collaterali. I trattamenti specialistici causano tossicità che si manifestano nella vita quotidiana del paziente. Terapia steroidea prolungata: monitoraggio e gestione di iperglicemia/diabete da steroidi, ipertensione arteriosa improvvisa e disturbi del sonno. Citopenie ed emocromo: esecuzione di controlli ematologici periodici e segnalazione tempestiva all'ematologo in caso di calo dei neutrofili, piastrine o emoglobina. Neuropatia periferica e autonomica: valutazione della comparsa di intorpidimento, formicolii o dolore alle estremità (frequenti con bortezomib) e controllo della pressione arteriosa per identificare episodi di ipotensione ortostatica. Rischio Tromboembolico: verifica dell'aderenza alla profilassi antitrombotica (aspirina, eparina a basso peso molecolare o DOAC) nei pazienti in terapia con immunomodulanti come lenalidomide.

• Salute ossea, igiene orale. Prevenzione dell'osteonecrosi della mandibola: poiché i pazienti assumono bifosfonati per proteggere le ossa, il MMG deve coordinarsi con l'odontoiatra ed educare il paziente all'igiene orale. In caso di procedure invasive (estrazioni, devitalizzazioni), occorre impostare una profilassi antibiotica adeguata insieme allo specialista. Integrazione vitaminica: somministrazione della profilassi con Vitamina D.

• Cure palliative. Controllo del dolore cronico osseo, gestione della stanchezza (fatigue) e coordinamento della rete di cure domiciliari o palliative nei contesti di malattia avanzata.


Renato Rossi


Bibliografia

Hocking J. Multiple myeloma: an overview of drug therapies and supportive care. Aust Prescr 2026;49:188-93. 6 October 2026. DOI: 10.18773/austprescr.2026.044



  

Ancora uno studio (definitivo?) in favore del caffe’

Come i medici ben sanno, la caffeina e’ stata considerata la droga più consumata in assoluto nel mondo e si temeva che potesse favorire l’insorgenza di aritmie e che avesse effetti negativi sulla pressione arteriosa.

Ora l’American Heart Association (AHA) ha pubblicato sulla rivista Circulation, un’analisi esaustiva a favore del caffè.
Lo studio non era facile: bisognava per esempio distinguere l’ assunzione occasionale di caffe’ dalla caffeina assunta in maniera concentrata con le bevande cosiddette “energetiche”.

Il caffe’ (quello che i comuni mortali assumono durante la giornata) non e’ solo caffeina: e’ una matrice chimica estremamente complessa che contiene oltre 1000 composti biologicamente attivi, per cui non e’ facile discriminare quale sia il responsabile di questo o quell’ effetto biologico riscontrato.

Inoltre la caffeina viene metabolizzata quasi interamente nel fegato dall’enzima CYP1A2 per cui, a causa di specifiche varianti genetiche, l’emivita della caffeina varia da un minimo di 2 ore a un massimo di 12 ore, a seconda della persona che la assume.

Il caffe’ e la pressione arteriosa:
Se si somministra una dose di caffeina a una persona che non ne ha mai assunta prima, la sua pressione sanguigna aumenterà, ma cio’ non vale invece per chi beve caffè abitualmente che addirittura possono mostrarne un abbassamento. E’ stato dimostrato che l’estratto di chicchi di caffè verde abbassa effettivamente la pressione sanguigna, probabilmente perché l’acido clorogenico contrasta l’effetto della caffeina.
Cio’ non vale per i consumatori di bevande energetiche ricche di caffeina sintetica, che provocano aumenti significativi e acuti sia della pressione sistolica che di quella diastolica negli adulti sani.

Il caffe’ e i lipidi ematici
E’ stata evidenziata un’ apparente stranezza: il caffè non filtrato (come quello preparato con la caffettiera francese, il caffè greco, turco o scandinavo bollito) contiene livelli elevati di un diterpene (cafestrolo) che aumenta il colesterolo LDL. Ma se si filtra lo stesso caffè con un filtro di carta il cafestolo viene trattenuto e mantiene un impatto praticamente nullo sul colesterolo. Alcuni hanno riscontrato che il caffe’ all’ italiana (espresso o moka) contiene cafestolo in misura intermedia.

Il caffe’ e le aritmie cardiache
Questo e’, a quanto sembra, il nocciolo della questione: bere caffe’ puo’ aumentare il rischio di aritmie, magari anche fatali?
I recenti studi hanno evidenziato aspetti molto diversi rispetto alle opinioni passate.

Le metanalisi osservazionali dimostrano che un consumo moderato di caffè è associato a un rischio neutro o inferiore di fibrillazione atriale. Uno studio randomizzato in cui pazienti con una storia di fibrillazione atriale venivano divisi in due gruppi (Astensione completa / uso moderato di caffe’) ha mostrato che il gruppo che consumava caffè presentava riduzione del 39% nel rischio di recidiva della fibrillazione atriale. Le ultime linee guida dell’American College of Cardiology e dell’AHA sconsigliano esplicitamente ai medici di far eliminare la caffeina allo scopo di ridurre il rischio di fibrillazione atriale.

Nulla pero’ e’ totalmente esente da problemi: da un lato la caffeina può avere un effetto calmante sugli atri, dall’altro sembra un po’ irritare i ventricoli con aumento della frequenza delle contrazioni ventricolari premature.

Il quadro complessivo tuttavia rimane roseo per i consumatori di caffè. Per quanto riguarda la malattia coronarica, il consumo fino a sei tazze al giorno non ha mostrato alcun aumento del rischio, con il rischio più basso registrato tra coloro che bevono 2-3 tazze al giorno.
Sia per l'insufficienza cardiaca che per l’ictus cerebrale il rischio assoluto più basso è stato osservato in soggetti che bevevano 3-4 tazze di caffè al giorno, con riduzione del 21% del rischio di ictus.

Importante: le regole esposte per il caffe’ NON si applicano alle bevande energetiche arricchite smisuratamente di caffeina.
La letteratura medica riporta infatti numerosi casi clinici di persone giovani (e per il resto in buona salute) che hanno manifestato fibrillazione ventricolare e arresto cardiaco improvviso poco dopo aver bevuto in un solo sorso bevande energetiche altamente concentrate.

In definitiva, questa dichiarazione scientifica dell’AHA ci costringe a tenere conto che un consumo moderato di caffeina non è chiaramente dannoso ma potrebbe essere addirittura cardioprotettivo.

Pensiero di chi scrive:
Abbiamo seguito negli anni l’altalenarsi degli studi sul caffe’; ora finalmente sembra arrivato uno studio serio e forse definitivo. C’e’ stato un sospiro di sollievo da parte mia: meno male! Come potrei sopravvivere senza i miei due-tre caffe’ giornalieri?
I nostri precedenti articoli sul caffe’sono consultabili attivando il link “cerca” sul sito www.scienzaeprofessione.it . Purtroppo sono troppi per poterli indicare singolarmente qui. Pero’ sono ricchi di informazioni…

Daniele Zamperini


- www.ahajournals.org/doi/10.1161/CIR.0000000000001454
- https://doi.org/10.1161/CIR.0000000000001454
- La American Heart Association si pronuncia a favore del caffè - Univadis - 15 settembre 2026.



  

Novità in Gazzetta Ufficiale 17 - 23 ottobre 2026

Classificazione, ai sensi dell'articolo 12, comma 5, della legge 8 novembre 2012, n. 189, del medicinale per uso umano, a base di onasemnogene abeparvovec, «Itvisma». (Determina n. 1363/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 01.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 242 del 17.10.26)

Classificazione, ai sensi dell'articolo 12, comma 5, della legge 8 novembre 2012, n. 189, del medicinale per uso umano, a base di nerandomilast, «Jascayd». (Determina n. 1364/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 01.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 242 del 17.10.26)

Classificazione, ai sensi dell'articolo 12, comma 5, della legge 8 novembre 2012, n. 189, del medicinale per uso umano, a base di liraglutide, «Liraglutide Stada». (Determina n. 1365/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 01.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 242 del 17.10.26)

Avviso pubblico per l'assegnazione delle risorse, per l'anno 2026, ai policlinici universitari non costituiti in azienda, che operano nel perseguimento di attivita' istituzionali non in regime di impresa
COMUNICATO DEL MINISTERO DELLA SALUTE (Gazzetta Ufficiale n. 242 del 17.10.26)

Classificazione, ai sensi dell'articolo 12, comma 5, della legge 8 novembre 2012, n. 189, del medicinale per uso umano, a base di palbociclib, «Palbociclib Viatris». (Determina n. 1366/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 01.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 243 del 19.10.26)

Classificazione, ai sensi dell'articolo 12, comma 5, della legge 8 novembre 2012, n. 189, del medicinale per uso umano, a base di plozasiran, «Redemplo». (Determina n. 1367/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 01.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 243 del 19.10.26)

Classificazione, ai sensi dell'articolo 12, comma 5, della legge 8 novembre 2012, n. 189, del medicinale per uso umano, a base di ranibizumab, «Rexatilux». (Determina n. 1368/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 01.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 243 del 19.10.26)

Classificazione, ai sensi dell'articolo 12, comma 5, della legge 8 novembre 2012, n. 189, del medicinale per uso umano, a base di risankizumab, «Skyrizi». (Determina n. 1369/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 01.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 243 del 19.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Imfinzi». (Determina n. 46/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 244 del 20.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Keytruda». (Determina n. 47/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 244 del 20.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Libtayo». (Determina n. 48/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 244 del 20.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Opdivo». (Determina n. 49/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 244 del 20.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Tecentriq». (Determina n. 50/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 244 del 20.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Yervoy». (Determina n. 51/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 244 del 20.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Cometriq». (Determina n. 52/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 245 del 21.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Farydak». (Determina n. 53/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 245 del 21.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Raxone». (Determina n. 54/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 245 del 21.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Xalkori». (Determina n. 55/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 245 del 21.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Zydelig». (Determina n. 56/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 245 del 21.10.26)

Modifica delle condizioni e modalità di monitoraggio nell'ambito dei registri AIFA del medicinale per uso umano «Hetronifly». (Determina n. 57/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 06.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 245 del 21.10.26)

Caratteristiche e contenuti delle prescrizioni transfrontaliere - ID Monitor 96
DECRETO DEL MINISTERO DELLA SALUTE DEL 17.09.26 (Gazzetta Ufficiale n. 246 del 26.10.26)

Classificazione, ai sensi dell'articolo 12, comma 5, della legge 8 novembre 2012, n. 189, del medicinale per uso umano, a base di aficamten, «Myqorzo». (Determina n. 1390/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 13.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 246 del 26.10.26)

Classificazione, ai sensi dell'articolo 12, comma 5, della legge 8 novembre 2012, n. 189, del medicinale per uso umano, a base di insulina icodec / semaglutide, «Kyinsu». (Determina n. 1391/2026)
DETERMINA DELL'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO DEL 13.10.26 (Gazzetta Ufficiale n. 246 del 26.10.26)



  

Considerazioni sul dolore evolutivo tra infanzia e adolescenza

IL DOLORE EVOLUTIVO COME ESPRESSIONE CONCRETA DI ADATTAMENTO NEUROBIOLOGICO: DIFFERENZE TRA INFANZIA E ADOLESCENZA

Introduzione.
Il dolore persistente in età evolutiva è sempre più riconosciuto come una condizione multidimensionale derivante dall'interazione tra maturazione neurobiologica, regolazione dello stress, sviluppo emotivo ed esperienze ambientali.
Prove emergenti suggeriscono che esperienze relazionali avverse durante la prima infanzia possano influenzare lo sviluppo dei sistemi neurali coinvolti nell'elaborazione nocicettiva, nell'interocezione e nella modulazione del dolore, contribuendo alla vulnerabilità alle condizioni di dolore cronico. Esplorare le differenze evolutive tra infanzia e adolescenza può fornire spunti clinicamente rilevanti per la prevenzione e il trattamento.

Metodi.
È stata condotta una revisione narrativa integrata esaminando le evidenze provenienti dalle neuroscienze dello sviluppo, dalla psiconeuroimmunologia, dalla ricerca sull'attaccamento e dalla medicina del dolore pediatrico. I risultati sono stati confrontati con le osservazioni cliniche derivate da oltre vent'anni di pratica psicoterapeutica con bambini e adolescenti che presentavano sintomi di dolore ricorrente e disturbi somatici funzionali.

Risultati.
Le evidenze attuali indicano che l'esposizione cronica a stress relazionale, negligenza emotiva ed esperienze infantili avverse può influenzare la maturazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, la regolazione del sistema nervoso autonomo, la funzionalità neuroimmunitaria e le reti cerebrali coinvolte nell'elaborazione emotiva e del dolore.

Durante l'infanzia, quando le capacità di elaborazione simbolica e di regolazione emotiva sono ancora in fase di sviluppo, queste alterazioni sono frequentemente associate a dolore addominale ricorrente, cefalea e sintomi somatici funzionali. In questa fase dello sviluppo, il dolore può rappresentare un'espressione corporea di risposte allo stress disregolate e di un'alterata elaborazione interocettiva. L'adolescenza costituisce una fase neuroevolutiva distinta, caratterizzata da rimodellamento sinaptico, cambiamenti ormonali, maggiore attivazione limbica e maturazione incompleta dei sistemi di regolazione prefrontali. In questo contesto, le vulnerabilità precoci possono interagire con le sfide dello sviluppo, facilitando i processi di sensibilizzazione centrale e aumentando il rischio di cronicizzazione del dolore.
Le manifestazioni cliniche includono frequentemente cefalea cronica, dolore muscoloscheletrico diffuso, fibromialgia giovanile e sindromi dolorose funzionali persistenti.

Conclusioni.
Il dolore persistente in età evolutiva non dovrebbe essere considerato esclusivamente un fenomeno sensoriale, ma piuttosto un processo neurobiologico dinamico plasmato dalla continua interazione tra corpo, cervello e ambiente relazionale. Una prospettiva evolutiva suggerisce che il dolore possa riflettere risposte neurobiologiche adattative allo stress cronico e alla disregolazione relazionale. L'integrazione delle neuroscienze dello sviluppo, della medicina del dolore e degli interventi psicologici precoci potrebbe migliorare l'identificazione degli individui vulnerabili e contribuire a prevenire l'insorgenza di dolore cronico nel corso della vita.

Autori: A. Ascione , V. Alfano | Centro Anima Iris Pompei, Napoli, Italia
https://www.ahr-journal.org/site/article/view/229

Fonti:
1. Shonkoff JP, Garner AS. Gli effetti a lungo termine delle avversità e dello stress tossico nella prima infanzia. Pediatrics. 2012.
2. Nelson CA, Zeanah CH, Fox NA. Come le esperienze precoci plasmano lo sviluppo umano. Child Dev Perspect. 2019.
3. Eccleston C, Fisher E, Howard RF, et al. Interventi trasformativi nel dolore pediatrico. Lancet Child Adolesc Health. 2021.
4. Walker SM. Impatto a lungo termine del dolore nella prima infanzia sullo sviluppo del sistema nervoso. Semin Fetal Neonatal Med. 2019.