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FDA sta monitorando l'associazione ezetmibe simvastatina per un paventato rischio di cancro
Inserito il 25 agosto 2008 da admin. - oncologia - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

Dopo la pubblicazione dello studio SEAS, in cui emerso un debole aumento del rischio di cancro nei pazienti trattati con l'associazione ezetimibe-simvastatina rispetto al gruppo placebo, FDA sta valutando tutti i dati disponibili, che, nel complesso, non portano a consigliare di sospendere i trattamenti in atto.

Dopo la pubblicazione dello studio SEAS (Simvastatin and Ezetimibe in Aortic Stenosis ), che aveva evidenziato nessuna diminuzione del rischio cardiovadcolare in pazienti con ipercolesterolemia rispetto al gruppo placebo ed un certo aumento del rischio di cancro, la FDA ha richiesto alla ditta produttrice di fornire entro 3 mesi un report esaustivo e sta valutando nel complesso tutti i dati disponibili provenienti anche da analisi ad interim di altri 2 studi in corso, l' Heart and Renal Protection (SHARP) e l'Improved Reduction in High-Risk Subjects Presenting with Acute Coronary Syndrome (IMPROVE-IT).

Il complesso dei dati disponibili dai vari studi e dalle analisi ad interim finora effettutate non conferma l'aumento del rischio di cancro evidenziatosi debolmente nello studio SEAS, pertanto FDA non ritiene di dover consigliare la sospensione dell'assunzione del farmaco.


Una certa relazione, debole, tra statine e rischio di cancro era stata segnalata nel 2007 daoi risultati di una pooled analysis di 16 studi pubblicata nel Journal of the American College of Cardiology, Tuttavia nello studio HPS (Simvastatin, the Heart Protection Study) in cui erano stati randomizzati 20000 pazienti trattati con una dose giornaliera di 40 mg di simvastatina per 5 anni l'incidenza di cancro era stata del 7.9% nel gruppo simvastatina e del 7.8% in quello placebo. Anche una recente valutaione con 9,4 anni di follow-up non aveva, nel complesso dimostrato una chiara associazione tra statine e cancro.

Referenza

FDA: http://www.fda.gov/cder/drug/early_comm/ezetimibe_simvastatin_SEAS.htm

vedi anche:

http://www.pillole.org/public/aspnuke/news.asp?id=3847

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Commenti
2 Commenti - 5/5 - Voti : 2
Commenti Inserito il 26 agosto 2008 alle 14:14:57 da gdilecce.  5/5
 
Però….. però, per stimolare la discussione a l’attenzione dei Colleghi permettetemi di aggiungere che:

1) Nonostante che la diffusione dei dati dello studio SEAS (che ha messo in evidenza un aumento quasi doppio dei casi di tumore) sia avvenuta nei primi di luglio, e nonostate le rassicurazioni del 21 Luglio dei Professori Pedersen e Peto (che hanno esaminato i risultati preliminari degli studi IMPROVE-IT e SHARP ancora in corso): la FDA ancora in data di ieri 21 Agosto ha emanato un comunicato piuttosto allarmante in cui si invitano medico e pz a porre molta attezione all’uso del farmaco.

2) Comparare lo studio SEAS che è già terminato ed è durato 4 anni, con gli studi IMPROVE-IT e SHARP che termineranno tra 3-4 anni a me sembra un po’ azzardato perché il farmaco potrebbe non avere avuto ancora il tempo di manifestare i suoi effetti;

3) Il fatto che i tumori non fossero dello stesso tipo non credo possa escludere un effetto di tipo promotore o acceleratore del farmaco sui tumori.

4) Il fatto che finora gli studi sulle statine non abbiano dimostrati effetti cancerogeni (come detto nell’articolo su può servire solo a scagionare la simvastatina, ma fa concentrare tutti i sospetti proprio sull’ezetimibe, che fino ad ora (da sola ! ) sta dimostrando solo effetti collaterali!

5) IMPROVE-IT e SHARP sono studi che sembrano fatti a posta per creare confusione: ma perché la casa produttrice si ostina a fare studi sempre con simvastatina+ezetimibe invece di mostrare al mondo cosa fa o non fa da sola l’ezetimibe?

6) In presenza di molte alternative alla simvastatina+ezetimibe, cioè statine più potenti o usate a dosi più generose, è conveniente continuare ad usare un farmaco sul quale si stanno addensando tanti dubbi sia sulla efficacia che sulla tollerabilità, e che tra l’altro dovremmo usare proprio sui nostri pz più compromessi, quelli su cui non ci possiamo permettere di sbagliare?

7) Questa è una situazione d’oro per esaminare (e discutere) di quanto stia cambiando il rapporto medico-paziente. Ho l’impressione che per la giurisprudenza e la cultura attuale non sia più sufficiente agire “in scienza e coscienza” ma che si debba comunque stimolare e rispettare la decisione al paziente, che deve essere da noi informato in modo chiaro delle problematiche che lo coinvolgono, poiché se vi sono più alternative valide (ed in questo caso ci sono!) è il paziente che deve decidere. In questa ottica non informare il paziente delle problemi (sia di inefficacia che di tollerabilità) che si stanno addensando su ezetimibe (ma è solo un esmpio per sollevare il problema) potrebbe essere un comportamento omissivo perché non mette il paziente nella piena consapevolezza e quindi autonomia decisionale.

Cosa de pensate?

G.Di Lecce

Commenti Inserito il 26 agosto 2008 alle 16:59:28 da admin.  5/5
 
Ringraziamo il collega Di Lecce per le interessanti osservazioni.

Lo studio SHARP è iniziato nel 2003 e la fine è calendarizzata per il 2010 . Pertanto, essendo previsto un arruolamento di 9000 casi, si ritiene che un ampio numero di pazienti sia stato già esposto per un tempo abbastanza prolungato al farmaco per vvalutare un' eventuale azione procancerogena e che anche il tempo di follow-up per molti pazienti sia già considerevole.

vedi: http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00125593

Pertanto molti dei pazienti arruolati nello studio SHARP possono fornire dati interessanti e possono essere assemblati assieme a quelli del SEAS che ha iniziato l'arruolamento nel 2001 e terminato il follow-up nel marzo 2008, alla fine dei 4 anni di monitoraggio previsti.

Lo studio IMPROVE-It invece ha iniziato l'arruolamento nel 2005 e si prevede che la fine dello studio sarà nel 2012.

vedi: http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00202878?term=iMPROVE-IT&rank=1

Pertanto molti pazienti non sono stati ancora esposti per un tempo prolungatato al farmaco, e dunque sarebbe stato interessante considerare nell'analisi di Peto e coll. solo i dati del SEAS e dello SHARP, pur pagando in termini di potenza statistica, escludendo l'IMPROVE-IT, per garantire una maggiore omogenità di tempo di esposizione al farmaco e di follow-up.


Allo stato delle conoscenze non si ritiene etico negare ai pazienti a rischio con CAD una statina, pertanto appaiono eticamenti corretti i trials comparativi dell'associazione ezetimibe+ statina vs sola statina. Nello studio SEAS il braccio di controllo era placebo, ma in tal caso non ci sono evidenze tali da far ritenere non etico negare un trattamento attivo al braccio di controllo poiché si trattava di pazienti con stenosi aortica e l'end point principale predefinito era proprio la progressione della stenosi aortica.

Circa la mancanza, al momento, di evidenze su end point clinici per l'associazine ezetimibe + simvastatina vs sola simvastatina, abbiamo già a suo tempo riferito:

vedi: http://www.pillole.org/public/aspnuke/news.asp?id=3756

vuoi perché nello studio ENHANCE l'end point predefinito non era clinico, ma biologico, (la progressione dello spessore mediointimale carotideo), vuoi perché, si trattava di end point clinici diversi da quelli "tradizionali" in pazienti con problemi diversi dalla CAD, come appunto nello studio SEAS. Non rimane dunque che attendere i risultati dello SHARP e soprattutto dello IMPROVE-IT.

Le evidenze relative ad una possibile correlazione tra l’uso di statine e il rischio di cancro sono ancora controverse: una recente metanalisi di 26 RCT non ha rilevato alcuna correlazione (positiva o negativa) tra impiego di statine ed incidenza di cancro.


In uno studio è stata valutata l’incidenza di cancro per un follow-up di 9,4 anni (valore mediano 4,91 anni) in 361.859 soggetti che assumevano statine inclusi nel Kaiser Permanente Medical Care Program della California del Nord (KPMCP). Il follow-up si riteneva concluso alla diagnosi di carcinoma, ed in seguito all’abbandono dello studio per qualsiasi motivo incluso il decesso. L’uso di statine e lo sviluppo di tumore è stato accertato attraverso i registri delle farmacie inserite nel programma e dai registri dei tumori, dall’agosto 1994 al dicembre 2003.
Osservati nella loro totalità ad un follow-up di 9,4 anni i risultati aggiungono esigue evidenze in merito ad una relazione tra l’uso di statine e rischio di cancro; i valori di HR erano egualmente suddivisi tra aumento e riduzione del rischio.


Per quanto attine al rischio di canco con le statine si consiglia anche il seguente articolo:

http://www.pillole.org/public/aspnuke/news.asp?id=3847

Luca Puccetti

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